Bambini allontanati dai genitori, la famiglia ha sistemato l’abitazione

Oggi l’udienza in tribunale. Convocati all’Aquila i genitori Pietro e Giovanna: si discute la possibile revoca del provvedimento. L’avvocato: «I piccoli rinchiusi come prigionieri»
LANCIANO. Si tiene oggi l'udienza telematica sul caso dei tre fratellini allontanati da casa e collocati in comunità. Il tribunale per i minorenni dell'Aquila ha convocato alle 12,10 i genitori e il curatore speciale dei minori per stabilire se confermare o revocare il provvedimento. Pietro Loffredo e la compagna Giovanna Orta saranno collegati da remoto da Napoli, assistiti dagli avvocati dello studio Pisani che fin dai primi giorni seguono la loro vicenda. Domenica mattina, dopo dieci giorni di separazione, i genitori hanno potuto finalmente riabbracciare i figli, la più grande di 7 anni, una bambina di 4 e un bimbo di soli 2 anni. L'incontro assistito si è tenuto nella struttura protetta del Frentano che ospita i bambini dal 17 settembre scorso, quando sono stati allontanati dall'abitazione di contrada Iconicella da forze dell'ordine e assistenti sociali che hanno disposto l'intervento urgente ai sensi dell'articolo 403 del codice civile.
La relazione dei servizi sociali descrive una situazione abitativa fortemente critica, carenze igienico-sanitarie e incuria dei bambini. «È stato bellissimo quando li ho incontrati», racconta Pietro al telefono, «volevano venire via con me, gli ho dovuto dire delle bugie per farli stare là. Gli ho detto che sono lì in vacanza, per divertirsi, e che poi con la mamma li andiamo a prendere. Stanno bene, ma starano meglio se tornano a casa». Pietro e Giovanna, intanto, hanno sistemato e pulito l'abitazione di contrada Iconicella, dove genitori e bambini vivevano insieme allo zio paterno disabile: hanno pitturato pareti e soffitto, buttato via i materassi vecchi e dato perfino in affido i pappagallini e due dei tre cagnolini chihuahua. Pietro ne aveva preso uno a testa, così che i bimbi non litigassero.
«La curatrice ha dato parere favorevole a questo primo incontro», dice speranzoso il papà, anche se poi l'angoscia di non sapere cosa li aspetta torna a prevalere: «Potevano fare andare anche la mamma con loro, invece di lasciarla in quella casa vuota. Io non riesco neanche più a lavorare, mi è crollato un'altra volta il mondo addosso». Pietro è anche il padre di Fortuna Loffredo, la bimba violentata e uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano. A incontrare i tre fratellini, intanto, è stata anche la garante regionale per l'infanzia, Alessandra De Febis. «Non ho riscontrato criticità», dice ai microfoni del Tgr Abruzzo, «sono in contatto con la struttura e con gli assistenti sociali, i quali mi hanno riferito di aver trovato una famiglia molto aperta, disponibile, comprensiva. Hanno rappresentato di aver capito quello che è accaduto». La difesa della famiglia continua però a contestare le modalità dell'allontanamento dei minori e il loro collocamento in struttura.
«I tre minori sono stati collocati in una struttura destinata a bambini molto più sfortunati e vittime di violenza, abusi e maltrattamenti», afferma l'avvocato Angelo Pisani, «pur non avendo i minori Loffredo mai subito né violenza né abuso alcuno ed essendo sempre cresciuti in una famiglia sana e amorevole. Bambini rinchiusi come prigionieri. Non vi è altro modo di definire ciò che è accaduto: strappati alla propria famiglia senza preavviso, senza un verbale consegnato ai genitori, senza informazioni, senza la possibilità per giorni interi di sentirne anche solo la voce al telefono. Una prassi che non ha nulla a che vedere con la tutela dell'infanzia. Ci chiediamo, e chiediamo alle istituzioni tutte, come sia stato possibile che a una famiglia perbene, priva di qualsivoglia problematica accertata, venga riservato il trattamento destinato a chi ha subito le violenze più gravi. Chi risponderà di questi dieci giorni di sofferenza inflitti a tre bambini e ai loro genitori?».
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