Calcio

Pescara, ora le riflessioni: la sfida di Livorno decisiva per Buscè

29 Settembre 2026

La crisi del Delfino. L’allenatore nella gara di sabato in Toscana si gioca la panchina, attesa una reazione da parte della squadra

PESCARA. È il momento delle analisi e delle riflessioni in casa biancazzurra. Troppo evidente la realtà per non essere presa di petto e affrontata, urgono soluzioni immediate per non rischiare di far scivolare via una stagione che, ad oggi, sembra quasi compromessa per la promozione diretta. La differenza di organizzazione in campo tra Pescara e Spezia è apparsa evidente: calcio codificato e fatto di idee già assimiliate quello dei liguri, fiammate individuali e tante lacune per i biancazzurri. E la linea è stata tracciata con tono duro e preciso dal ds Pasquale Foggia nell’immediato post partita. «Tutti in discussione, me compreso. Buscè? È chiaro che c’è qualcosa che non va ma per me sono in discussione anche i giocatori, sono loro che vanno in campo e devono dimostrare di valere la maglia del Pescara». La sintesi delle parole del ds Pasquale Foggia potrebbe essere che per Buscè diventa decisiva Livorno ma che tanti giocatori sono finiti nel mirino. E che in settimana potrebbe essere usato il pugno duro.

Non è piaciuto l’atteggiamento, non è piaciuta la cattiveria agonistica messa in campo. Gli episodi dei due gol subiti parlano chiaro: palla persa a centrocampo e clamorosa libertà di cross e di colpire di testa in area, in occasione del raddoppio Capellini ha fatto le carezze a Zilli che si è girato e ha mandato il pallone sotto la traversa. Sardo, Donati, Capellini e Pellacani i maggiori indiziati dell’attacco del ds Pasquale Foggia a nostro avviso ma i problemi di fondo restano e sarebbe riduttivo attaccarsi solo all’atteggiamento dei calciatori. Che, per carità, è stato insufficiente. Ma accontentarsi di parlare di carattere, atteggiamento, cattiveria agonistica è come provare a curare un’infezione con gli antinfiammatori. Passa la febbre ma resta il problema. E il problema del Pescara è sotto gli occhi di tutti. Manca un’identità di squadra. L’idea di calcio di Buscè è diversa da quella di Turati e il Pescara non cerca le giocate dello Spezia ma ad oggi i biancazzurri non danno la sensazione di organizzazione. Il Pescara per fare un gol deve provarci tante volte, gli avversari al primo respiro puniscono.

E qui ha ragione il ds Foggia: manca la cattiveria ( agonistica) sull’uomo. Ma manca anche l’organizzazione del reparto.

Il Pescara difende malissimo di squadra, chi doveva portare leadership e esperienza, Giorgio Altare, è ancora fermo ai box. Errore di valutazione fatto in estate oppure scelta ponderata pensando che il duo Capellini-Pellacani potesse dare maggiori garanzie? E poi il modulo. Il 4-2-3-1 ha dato risultati buoni contro il Gubbio che in quella fase di gioco era in campo molto rimaneggiato e a Sestri Levante contro un avversario che non ha le qualità di chi lotta per vincere. Il secondo tempo con il Ravenna e i 90’ con lo Spezia hanno dimostrato che a due in mezzo al campo il Pescara fa una fatica oggettiva. E domenica sera Guccione in quella posizione ha evidenziato il problema. A proposito di Ravenna e Spezia: due squadre con identità precisa, non a caso sono al vertice della classifica. Ad oggi il Pescara non dà certezze.

Di sicuro lo scossone che ha dato il ds Foggia con le sue parole forti darà risultati nell’immediato. Ma è la soluzione definitiva al problema del Pescara? Solo il campo lo dirà ma non è escluso che in questi giorni la società biancazzurra riprenda in mano il telefono messo nel cassetto il 1° settembre e che doveva essere riacceso a dicembre per il mercato. Qualche sondaggio per l’allenatore verrà fatto perché sono tutti in discussione, ma oggi Buscè resta in panchina. Il ds Foggia ha il dito puntato contro la squadra e contro l’atteggiamento di alcuni calciatori.

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