Bancaria uccisa dal compagno: entro 2 mesi la verità dai cellulari

CHIETI. Due mesi per scoprire la verità sull’omicidio-suicidio di Miglianico. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti, Marika Ponziani, ha affidato ieri mattina all’ingegnere informatico...
CHIETI. Due mesi per scoprire la verità sull’omicidio-suicidio di Miglianico. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti, Marika Ponziani, ha affidato ieri mattina all’ingegnere informatico Davide Ortolano l’incarico di estrapolare e analizzare i dati presenti in alcune apparecchiature elettroniche, nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Eliana Maiori Caratella, 41 anni. Lo scorso 19 dicembre la donna, bancaria, è stata uccisa nella sua villetta di via Antonelli con un colpo di pistola alla testa dal compagno, Giovanni Carbone, 39 anni, originario di Matera, cresciuto a Cerignola e vicino ad ambienti criminali. Tre giorni dopo l’omicidio, l’assassino si è suicidato impiccandosi nel carcere di Lanciano con un paio di jeans. La consulenza riguarda due iPhone, un computer portatile Hp, un telefono Samsung, una pen-drive e una memoria esterna, tutto materiale sequestrato dopo il delitto. La consulenza è stata conferita alla presenza del difensore di Carbone, l’avvocato Franca Zuccarini, e di quelli delle parti offese (ovvero l’ex marito, il fratello e la sorella della vittima), gli avvocati Italo Colaneri, che ha nominato come consulente di parte Pierluigi Novelli, e Antonella Capretti. Il consulente tecnico del pubblico ministero ha chiesto un termine di 60 giorni: le operazioni inizieranno il prossimo 11 gennaio.
Carbone era indagato per omicidio volontario, detenzione e porto illegale di arma da guerra e ricettazione della stessa, una pistola calibro 9x21 short. Quattro ore dopo aver ucciso la compagna, l’uomo si era costituito ai carabinieri.
Il giorno prima di farla finita, aveva risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis durante l’udienza di convalida del fermo. L’assassino aveva riferito di aver voluto «porre fine alle sofferenze» per un amore diventato impossibile perché osteggiato dai familiari di Eliana.
Ma lo stesso giudice, parlando di «brutalità priva di senso», aveva sottolineato: «Viene da dubitare fortemente anche del reale movente del delitto, dovendosi e potendosi sul punto svolgere opportuni approfondimenti, anche prendendo spunto dai precedenti pendenti, sulla reale natura dei rapporti intercorsi tra Carbone e la vittima, e tra la coppia e i familiari di lei, i quali appaiono da lui descritti in maniera superficiale e del tutto autoreferenziale». (g.let.)

