Banda dei bancomat a processo «Bomba da guerra per l’assalto»

16 Febbraio 2020

Davanti al giudice i malviventi foggiani bloccati dai carabinieri prima dell’ennesimo furto in provincia L’accusa: «Ordigno di potenzialità enormi: inseriti pezzi di metallo per rafforzare l’effetto distruttivo»

CHIETI. Finisce sotto processo la banda che assaltava i bancomat con l’esplosivo. O meglio: con «una sorta di “bomba da guerra” che avrebbe potuto provocare lesioni fino a una distanza di trenta metri», scrive il giudice Andrea Di Berardino. Il sostituto procuratore Marika Ponziani ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i quattro componenti del «gruppo criminale» sgominato dai carabinieri lo scorso 8 dicembre, a Tollo, prima di un colpo. Si tratta del foggiano di 51 anni Antonio Gerardo Pezzano e di altri tre malviventi di Orta Nova, Fabio Cetrulo (36), Paolo Casamassima (31) e Ruggiero Barra (26): i primi tre sono ancora rinchiusi nel carcere di Madonna del Freddo, mentre il quarto è ai domiciliari. «La prova appare evidente», si legge nel decreto del gip Di Berardino che fissa la prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, per il prossimo 6 aprile.
LE ACCUSE. Gli imputati – difesi dagli avvocati Gianluca Carlone, Alessandro Perrucci e Pietro Barbaro – hanno a disposizione 15 giorni di tempo per chiedere il rito abbreviato o il patteggiamento. Le accuse, per tutti, sono di «concorso in detenzione e porto illegale di materiale esplosivo» e ricettazione. Nel frattempo, proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Ortona, guidati dal maggiore Roberto Ragucci: l’ipotesi degli investigatori è che il quartetto sia coinvolto in una serie di furti che hanno terrorizzato per mesi i residenti della provincia di Chieti. Decisivi potrebbero risultare gli accertamenti del Ris di Roma.
GLI ARRESTI. Sono le 2 di notte dell’8 dicembre quando una pattuglia della stazione dei carabinieri di Tollo intercetta una Ford Focus scura più volte segnalata nei luoghi di precedenti assalti. Il sospetto immediato è che si tratti della banda della marmotta, ordigno artigianale che non c’entra niente con il roditore: a forma di pala, s’infila «nella fessura di erogazione delle banconote». Altri indizi arrivano nel giro di qualche secondo: i quattro uomini che si trovano nell’auto, dopo aver nascosto un fagotto tra la vegetazione della strada provinciale Miglianico-Tollo, alla vista dei lampeggianti dell’Arma, tentano di darsi alla fuga in direzione del centro abitato. Qui, però, la Focus viene raggiunta e bloccata dai militari. I malviventi provano a giustificare la loro presenza in zona con la più banale delle scuse: «Dobbiamo recuperare un furgone andato in panne qualche giorno fa». Ma i componenti della banda non possono fare altro che arrendersi all’evidenza. Durante la perquisizione dell’auto, infatti, spuntano fuori un passamontagna, un paio di guanti in lattice, torce e arnesi da scasso. Successivamente, le fotoelettriche dei vigili del fuoco illuminano il materiale gettato dalla gang durante il tragitto percorso con la Ford in fuga: altri due passamontagna e due paia di guanti. Ma la conferma definitiva che quei quattro foggiani fanno parte della banda della marmotta arriva quando gli investigatori, nel luogo dove i ladri erano stati sorpresi pochi minuti prima, trovano «un ordigno esplosivo di natura artigianale», la marmotta appunto: avvolta tra le coperte e abbandonata tra la vegetazione, è dotata di una lunga miccia ed è già carica di 381 grammi di miscela esplosiva in polvere.
IL GIUDICE. Scrive il gip Di Berardino: «È significativa la somiglianza degli indumenti degli arrestati con quelli degli uomini che, la notte del 20 novembre del 2019, sempre a bordo della Ford Focus, tentarono di far esplodere lo sportello Postamat di Tollo. Ciò fa supporre, unitamente al possesso di passamontagna e guanti, che, con ogni probabilità, i quattro sodali si sono mossi più volte nell’arco di un breve lasso temporale dai distanti luoghi di residenza per compiere reati contro il patrimonio con azioni eclatanti e senza scrupolo alcuno per l’incolumità altrui». La decisione degli imputati di «trasportare, di notte e in un piccolo abitato, materiale esplodente» denota «una professionalità delinquenziale freddamente deliberata». Gli accertamenti compiuti dagli artificieri prima di far brillare la “marmotta” hanno confermato «l’enorme potenzialità esplosiva dell’ordigno, anche per la presenza di particelle metalliche, destinate a rafforzare l’effetto deflagrante e distruttivo».