«Basta con i morti sulla Trignina» I lavoratori pronti a manifestare

Lentella. Sale la polemica dopo l’ennesimo incidente stradale con una vittima sulla fondovalle Eseguita l’autopsia sull’ingegnere: fatale il trauma alla testa. Ancora incerta la data del funerale
LENTELLA. « Basta incidenti mortali. Basta vittime». I lavoratori della vallata sono pronti a scendere in piazza per ottenere il diritto alla sicurezza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’incidente costato la vita a Luca Cormani. L’ingegnere quarantenne è morto per un devastante trauma cranio encefalico dovuto allo scontro frontale contro un Tir. A stabilirlo è stata l’autopsia eseguita ieri pomeriggio all’ospedale di Chieti dal medico legale Cristian D’Ovidio affiancato dal collega Pietro Falco, il perito nominato dalla famiglia della vittima. L’esame autoptico è stato ritardato da una serie di accertamenti e interrogatori che la Procura di Vasto ha disposto prima della perizia necroscopica per meglio ricostruire cause e dinamica dell’incidente. I funerali del professionista avrebbero dovuto essere celebrati ieri pomeriggio alle 15,30 nel Santuario dell’Incoronata ma sono stati rinviati. Alle 19,30 di ieri ancora non era stata stabilita la nuova data per questioni anche organizzative.
Nel frattempo infuriano le polemiche sulla pericolosità della fondovalle Trigno. Dopo il movimento Pro Trignina di Antonio Turdò interviene il sindacato Sinlai (Sindacato dei lavoratori italiani), che annuncia una manifestazione di protesta sulla strada. «Non si può morire per andare al lavoro», scrive il Sinlai. «La Trignina deve essere messa in sicurezza. La Statale 650 è ormai tristemente nota alle cronache perché continua a mietere vittime», prosegue la nota. «Pur essendo una strada altamente trafficata, nonché uno snodo stradale fondamentale, la mancanza di due corsie per senso di marcia e lo stato di totale abbandono in cui versa ogni anno regalano un considerevole tributo di sangue. Questa volta è toccato a Luca Cormani , non ancora 40enne, vastese, che stava andando al lavoro. Per lui un posto di operaio in una fabbrica della zona, la Granito Forte, nonostante fosse laureato. Un padre che si era riboccato le maniche e alle cinque di mattina, come di consueto, stava percorrendo la Trignina per andare al lavoro. È stata l’ultima volta che lo ha fatto. D’ora in poi non timbrerà più il cartellino, non saluterà più i colleghi, non abbraccerà più la sua compagna e sua figlia».
Il sindacato punta il dito contro le istituzioni. «Nonostante i proclami sbandierati, la statale 650 è stata condannata all’incuria e al conseguente record di morti e incidenti stradali. La politica, quella sana e vera, attenta ai problemi sociali, deve intervenire», tuona il Sinlai annunciando, che qualora non venga fatto nulla a breve per risolvere l’annosa problematica e mettere in sicurezza la Trignina, i lavoratori del territorio sono pronti ad organizzare un moto di protesta. (p.c.)
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