Battaglia sui figli delle coppie gay: «I civici seguano la linea politica»

Maggioranza divisa, sette gruppi consiliari difendono la registrazione delle famiglie arcobaleno Il vicesindaco De Cesare invita alla tregua: «Basta liti, ma bisogna rispettare la circolare del ministero»
CHIETI. Dopo Milano scoppia il caso Chieti per il riconoscimento dei diritti dei figli delle coppie gay. La maggioranza di centrosinistra e il Movimento 5 stelle rivendicano la loro battaglia per le tutele delle famiglie omogenitoriali e invitano il polo civico a rispettare le linee di mandato. Il giorno dopo l’ipotesi, ventilata dalla capogruppo di Chi ama Chieti Silvia Di Pasquale di «una denuncia alle autorità competenti» nel caso in cui l’amministrazione del sindaco Diego Ferrara dovesse procedere con la trascrizione anagrafica di entrambe le mamme o i papà, sette gruppi consiliari prendono pubblicamente posizione per difendere la mozione approvata in aula su proposta di Paride Paci (Pd) ed Edoardo Raimondi (Liberi a sinistra).
A schierarsi in difesa del provvedimento, sostenuto anche da Ferrara, in cui si invita a procedere con la registrazione dei nomi di entrambi i genitori dello stesso sesso sugli atti di nascita, sono i gruppi consiliari Pd, Chieti per Chieti, La sinistra con Diego, Liberi a sinistra, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi-sinistra e il gruppo misto. «Rimaniamo stupiti da quanto affermato sul Centro dai consiglieri Di Pasquale e Ginefra sulla mozione a tutela dei minori presentata dai consiglieri di centrosinistra», scrivono in una nota, «Di Pasquale, che minaccia a mezzo stampa di recarsi in procura per via di una mozione finalizzata a garantire il diritto al riconoscimento di minori figli di coppie omogenitoriali, si pone contro delle linee di mandato da lei stessa votate e contro il suo stesso sindaco, che ha convintamente sostenuto il provvedimento. Dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa. Quanto al quadro normativo a cui i due consiglieri farebbero riferimento, i consiglieri Paci e Raimondi - così come il consigliere di minoranza Riccardo, che ha sostenuto la mozione per un fatto di civiltà, come lui stesso ha spiegato - hanno già chiarito più volte dentro e fuori il consiglio comunale: si tratta di colmare un vuoto normativo nazionale a fronte della preminenza giuridica delle fonti normative del diritto comunitario (dell’Unione europea) e del diritto internazionale che riconoscono i diritti di tutti, soprattutto dei minori». «Una battaglia di civiltà», proseguono i sette gruppi consiliari, «che molti Comuni d’Italia hanno già intrapreso. Tra questi anche quello teatino. Di Pasquale e Ginefra, che si sono astenuti sul punto approvato dal consiglio, se ne facciano una ragione. Pensino, come tutti noi, a tutelare diritti e a risolvere concretamente i problemi della città senza far perdere altro tempo. Lo facciano, quantomeno, per il riguardo politico e umano che devono verso il loro sindaco».
A cercare di smorzare i toni del litigio estivo, tutto interno alla colazione di maggioranza, è il vicesindaco Paolo De Cesare, punto di riferimento dei civici. «L’invito che rivolgo agli alleati è di concentrare energie, forze e impegni su questioni importanti che riguardano le tante questioni irrisolte della città», rileva De Cesare, «e non su tematiche sulle quali deve legiferare il Governo o il Parlamento. La maggioranza è compatta, anche se ci sono diverse sensibilità e ideologie da parte delle diverse componenti di questa amministrazione. Per questo avevamo chiesto un confronto interno, che invece non c’è stato». Il vicesindaco fa notare, numeri alla mano, che la scelta dei 6 civici di astenersi in aula e non votare contro la mozione come ha fatto invece l’opposizione, ha portato all’approvazione del documento con 14 voti (i 13 della maggioranza più Giampiero Riccardo di Chieti Viva) a fronte dei 9 della minoranza. «Lo abbiamo fatto per rispetto e spirito di squadra», conclude De Cesare, «nonostante abbiamo una visione differente non sull’amore tra omosessuali ma sui bambini. C’è una circolare specifica del ministero dell’Interno che impone il divieto di registrazione delle famiglie omogenitoriali e, per evitare responsabilità amministrative del sindaco rispetto all’annullamento degli atti di nascita come è successo a Milano, riteniamo che le trascrizioni non si debbano fare».
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