Beni dell’Ater, la vendita è un flop

Ricavati solo 105mila euro, piano di risanamento lontano. Le Rsu: basta con la gestione commissariale
CHIETI. Poco più di 105 mila euro è quanto l’Ater incasserà dal secondo bando per la vendita di parte del suo patrimonio immobiliare. I termini sono scaduti ieri e, infatti, ieri mattina, negli uffici della sede di via Olivieri, sono state aperte le buste relative alle offerte dei possibili acquirenti. Sei le offerte arrivate in busta chiusa, ma tre erano per lo stesso lotto, e dunque i lotti aggiudicati sono stati in tutto quattro. Un po’ pochi rispetto ai 27 messi a bando. La procedura di gara è stata curata come al solito dall’avvocato Concetta Colantonio. I lotti aggiudicati sono relativi a quattro garage messi in vendita in via Pietro Falco, in via 123° Fanteria (la strada proprio accanto alla sede Ater), in via Parladore e in via Carusi. Ricordiamo che, trattandosi di un’asta che rientra nei precetti di un piano di risanamento dell’ente avviato dal commissario Antonella Gabini, non si potrà fare una seconda asta con prezzi più bassi, a meno che non si modifichi il piano di riequilibrio finanziario approvato dalla Regione, cosa assai difficile soprattutto in questo periodo in cui il settore è anche sottoposto a tentativi di riforma. E dunque negli uffici di via Silvino Olivieri ieri mattina non si respirava un’aria di tranquillità, anche alla luce del risultato alquanto deludente della seconda asta. Chi attende con grande preoccupazione sviluppi sia a livello legislativo sia di altri possibili introiti sono anche i 25 dipendenti dell’Azienda territoriale che continuano a percepire lo stipendio a singhiozzo, accumulando arretrati. Le rsu hanno chiesto di incontrare il prefetto Fulvio Rocco de Marinis per portare all’attenzione delle istituzioni la situazione interna all’Ater, incontro che dovrebbe esserci a breve. «La Rsu», si legge in una nota a firma di Maria Michetti, Nino Rapposelli e Angela Amodeo, «ritiene concluso il tentativo di riequilibrio finanziario condotto dalla gestione commissariale, che avrebbe dovuto avere termine nel 2017. Il tentativo di vendita di immobili non destinati a finalità sociali ha avuto esito deludente, le entrate da affitti non coprono le spese e quindi è di tutta evidenza che non ha né senso né sostanza proseguire nell’attività in queste condizioni». La Rsu invoca dunque la riforma del settore, chiedendo la salvaguardia dei posti di lavoro e il trasferimento dei dipendenti in una nuova Azienda unica. (a.i.)
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