Benito, tornano le ricerche «Controlli in quel fossato»

A 4 anni dalla scomparsa dell’83enne panettiere fissati due giorni di battute Natali (Penelope Abruzzo): «Il sindaco ci aiuti bonificando la zona del Muro»
GUARDIAGRELE. Luoghi mai battuti finora in maniera approfondita, viste le difficili condizioni in cui si trovavano già all’epoca della scomparsa di Benito Della Penna, piene di rovi, sterpi e smottamenti di terreno, e che meritano una maggiore attenzione: la folta vegetazione e la conformazione morfologica del sito, infatti, potrebbero nascondere ancora oggi, in insenature e scarpate non visibili a occhio nudo, ciò che resta del panettiere 83enne. Di qui la richiesta al sindaco, Donatello Di Prinzio, di dare una mano nelle nuove ricerche facendo bonificare il canale di scarico delle acque sul lato destro in discesa del Muro di Guardiagrele, dove Della Penna aveva un terreno. È questa la richiesta che Alessia Natali, presidente di Penelope Abruzzo, associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, ha fatto all’amministrazione comunale. Una ispezione nella zona è prevista sabato 10 e domenica 11 aprile, per iniziativa del sodalizio.
LA RICORRENZA Oggi c’è la ricorrenza della scomparsa di Benito, il quarto anno. Il 15 marzo 2017, infatti, l’ex panettiere usciva dalla sua abitazione di località Piana San Bartolomeo, senza farne più rientro. Aveva lasciato detto alla moglie Maria Domenica, morta ad agosto scorso, che avrebbe raggiunto il genero Raffaele impegnato nella potatura di ulivi in un appezzamento di terreno di sua proprietà poco distante da casa. Nei giorni precedenti quello della scomparsa, Benito andava spesso nell’area della frana per controllare l’andamento di quello smottamento, preoccupato per le sue proprietà poste al confine. Ma in quella zona ci arrivava lentamente, perché era claudicante dopo l’intervento chirurgico al quale era stato sottoposto al femore sinistro per l’impianto di una protesi al titanio. Insomma, si sorreggeva grazie all’ausilio di un bastone. Ma da quella uscita di casa, di Benito non è stato trovato più nulla: bastone, occhiali, cappellino, abbigliamento. Nulla
NIENTE PAROLA FINE Poche le ricerche fatte in 48 mesi. Un caso che, a detta di molti, non ha suscitato interesse fin dall’inizio. «Vorrei che venisse messa la parola fine a tutto questo», dice Rosanna, la figlia di Benito, «ci fa stare tanto male il fatto che lo Stato sia rimasto assente fin dall’inizio di questa triste vicenda. Nelle poche ricerche fatte finora ci siamo dovuti arrangiare da soli e dobbiamo ringraziare le strutture del volontariato per l’interessamento mostrato».
L’ESAME DEL DNA Qualche giorno fa a Rosanna sono stati riconsegnati dai carabinieri alcuni oggetti di Benito prelevati in casa per l’eventuale comparazione del Dna da parte del Ris di Roma, qualora fosse stata trovata una minima traccia riconducibile al suo corpo. Sono custoditi in una cassetta. «Mamma», riprende, «diceva sempre: “Benito me l’hanno rubato”. E io le rispondevo per confortarla: “Stai tranquilla che lo ritroviamo presto. Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stata al cimitero per portarle i fiori e fa davvero strano trovare la sua tomba e non quella di papà. Da quattro anni non so più che cosa pensare».
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