Benvenuti nel “Celdit” ignorato da Ater e Comune

Il quartiere dello Scalo ha ancora le spicconature-test dopo il sisma del 2009 Mai fatti i lavori ai palazzi, mentre le strade perdono pezzi enormi di asfalto
CHIETI. Al Villaggio Celdit monta la protesta. Il terremoto ha riacceso la paura degli inquilini delle palazzine Ater di via d’Annunzio e via Pescara. Dopo il sisma del 2009, l’Ater non ancora travolta da scandali, commissariamenti e processi, ordinò una serie di verifiche su quattro blocchi di palazzine che ospitano circa 220 famiglie. Iniziarono una serie di lavori che, però, non furono mai conclusi. Nel senso che venne spicconato l’intonaco in alcuni punti delle palazzine, venne scoperto il copriferro, si arrivò a fare controlli approfonditi, ma poi tutto si è fermato.
In alcune parti si può ancora notare il colore blu di un prodotto sistemato sui ferri lasciati a vista probabilmente per proteggerli dalle intemperie, colore blu che va pian piano scomparendo. I buchi lasciati in quello stato fanno sì che quando piove l’acqua penetri immediatamente all’interno.
L’unica cosa che fu portata a termine riguardò l’eliminazione delle grandi fioriere di cemento sui balconi, giudicate pericolose e quindi sostituite con le ringhiere. Per il resto più nulla. Continuano però a cadere pezzi di calcinacci dai balconi e periodicamente gli inquilini chiamano i vigili del fuoco che, in alcuni casi, hanno interdetto alcuni passaggi sotto i palazzi. Ma poi i mesi sono passati e una folata di vento o qualcuno spazientito ha tolto il nastro rosso e bianco e tutto è tornato alla normalità. Una normalità che ora, dopo le ultime scosse di terremoto, spaventa ancora di più. Ater e Comune appaiono sordi agli appelli degli inquilini. Con strade fortemente dissestate, marciapiedi in molti tratti impraticabili, erba che cresce ovunque, topi che se ne vanno in giro tranquillamente, tutto il quartiere si sente abbandonato a se stesso. Eppure, a un passo dall’università d’Annunzio, tutta la zona rappresenta un bigliettino da visita della città per i tanti universitari che vi abitano in affitto. Gli abitanti lamentano perdite d’acqua mai riparate da anni. Alcuni da tempo denunciano infiltrazioni pericolose per le fondamenta dei palazzi. Ed è proprio l’acqua una delle criticità maggiori. Di notte, ormai da anni, viene chiusa e di giorno la pressione è spesso al minino. Ai piani più alti per farsi una doccia c’è chi è costretto a calcolare l’orario in cui gli universitari sono a lezione. Molte palazzine hanno dovuto dotarsi di autoclave. Ma per altre il problema è rimasto uguale. I residenti, dopo una serie di lamentele rimaste inascoltate, con la presenza dell’Ater ormai azzerata, si sono quasi rassegnati, come se non avere l’acqua a tutte le ore fosse ormai quasi una situazione di normalità.

