Benvenuti nel Grand Hotel dei disperati

18 Giugno 2015

Gli invisibili si nascondono allo Scalo: scoperto in piazza Carafa il rifugio dei profughi, è in un palazzo abbandonato

CHIETI. In piazza Carafa c’è un locale, molto grande e malandato, a 30 metri dalla delegazione comunale, vicino a due scuole (la Media Mezzanotte e l’elementari di via Lanciano) dove abitano poveri, prevalentemente stranieri, comunitari e extracomunitari. Attualmente ci sono tre polacchi, di cui uno solo fornito di documenti. Le condizioni di vita degli inquilini abusivi sono molto disagiate e ricordano quelle delle baraccopoli romane di alcuni impietosi film di Scola, nonostante gli ospiti in condizioni economiche disperate, abbiano tentato di dare una dignità ai loro giacigli, alle stoviglie, alle coperte e ai pochi stracci in loro possesso. Il locale, una volta distretto sanitario che ora attraverso alcuni passaggi sembra diventato di proprietà comunale, è ricovero abituale di senza lavoro, tre-quattro ma può contenere fino a dieci persone. Ci sono inquilini fissi, altri di passaggio. Finestre sfondate, vetri rotti, pertinenze con laterizi e rifiuti ammucchiati, resti di un inizio di riqualificazione mai portata a termine, dove probabilmente i topi, quando tutti dormono, faranno danze notturne.

La situazione dura da tre anni, interrotta da timidi interventi delle forze dell’ordine. Che fanno sgomberare il grande locale. Gli occupanti abusivi vengono portati in questura, e poi rilasciati con il monito di non tornare più. L’ingresso del locale viene chiuso con un nuovo lucchetto. Ma passano due-tre giorni e quel fragile divieto viene spezzato e l’ex distretto sanitario torna ricovero dei povericristi. Le condizioni igieniche sono immaginabili con solo un gabinetto e un lavandino. C’è un frigorifero che non funziona perché la luce elettrica non c’è. I giacigli sono fatti di vecchi materassi, frutto della carità di qualcuno, poggiati su assi di legno a loro volta sistemati su tre file di foratini. Così come un tavolo dove ci sono sistemati catini per fare i piatti, detersivi e asciugamani e strofinacci stesi su un filo che si affaccia su una verandina piena di rifiuti. Ma in genere lì i povericristi, invisibili al resto della antica Teate, non mangiano nella casa, perché naturalmente non c’è gas, vanno alla mensa dei poveri e da lì portano qualche avanzo da poter mettere nello stomaco durante la giornata. Gli ospiti nella città degli invisibili vengono visti entrare e uscire dai genitori che portano i ragazzini a scuola. Tutti sanno, ma nessuno sa di quel posto che è al centro dello Scalo.

Una riqualificazione dei locali per la realizzazione di un centro per anziani o anche per poveri e senza tetto, gestito da una cooperativa forse scongiurerebbe tutto questo, nella città degli invisibili e delle fontane.