Bidella, il marito resta in carcere «Rischio di reiterazione del reato»

Anche il tribunale del Riesame respinge il ricorso presentato dagli avvocati di Aldo Rodolfo Di Nunzio I giudici: «Potrebbe ripetere fatti analoghi a quelli contestati». Il 14 riprende il processo in Corte d’assise
LANCIANO. Resta in carcere Aldo Rodolfo Di Nunzio, 71 anni, ex ispettore dei vigili del fuoco accusato di aver strangolato il 15 luglio 2022 con un filo elettrico la moglie Annamaria D’Eliseo, 60 anni, nella cantina-garage di casa. I giudici del tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta di scarcerazione e dei domiciliari fatta dai legali dell’uomo Alberto Paone e Silvia De Santis: sussiste il pericolo di reiterazione del reato.
LA RICHIESTA RESPINTADopo il “no” alla scarcerazione della Corte di assise di Lanciano, dove è in corso il processo contro l’uomo accusato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio, arriva anche quello del Riesame e Di Nunzio resta nel carcere di Teramo. Il tribunale aquilano ha rigettato sia la richiesta di revoca della misura cautelare in carcere emessa l’11 gennaio 2024 dal Gip di Lanciano, che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Alla base della decisione il pericolo di reiterazione del reato. Secondo i giudici «gli elementi sopravvenuti non appaiono di tale rilevanza e concordanza da dequotare la gravità indiziaria» e il «pericolo che giustifica l'emissione e il mantenimento della misura cautelare è quello della reiterazione di fatti analoghi a quelli qui contestati». Eppure nella richiesta i legali avevano evidenziato l’inesistenza del pericolo di reiterazione del reato: Di Nunzio dal 15 luglio 2022 non si è mai allontanato da casa, è rimasto a disposizione degli inquirenti e non ha avuto condotte violente. E a nulla sono valse le parole dette ieri in aula dal 71enne che ha ribadito la sua innocenza.
LA PERIZIALa “prova regina” che ha portato l’ex vigile del fuoco in carcere è arrivata a gennaio 2024, con la perizia fonica voluta dalla Procura ed eseguita dal fonico Cristian Franciosi il quale ha riscontrato nei file dell’impianto di videosorveglianza, un audio di sei secondi, una voce femminile dire “Lasciami, lasciami”. Paone e De Santis hanno affidato una perizia all’esperto fonico forense Marco Perino che avrebbe invece sentito la voce di un uomo dire due volte: “Guarda me”. Una ricostruzione opposta dello stesso audio perché, secondo Perino, nel ripulire la frase l’esperto della Procura avrebbe commesso errori non considerati, secondo i legali, dalla Corte di assise. Ma neanche dal Riesame che, anzi, evidenzia anche come sia da valutare il silenzio di 15 minuti che c’è dalle 13.06 quando Di Nunzio avrebbe trovato la moglie parzialmente impiccata e chiamato i carabinieri e il loro arrivo. Ad ogni modo la perizia sarà oggetto di scontro in aula.
L’UDIENZAIl processo riprenderà il 14 giugno. Da un lato c'è quindi la procuratrice Mirvana Di Serio, secondo cui sarebbe stato l'ex vigile del fuoco a strangolare la moglie con dei fili elettrici inscenando poi il suicidio; dall’altro la difesa secondo la quale Di Nunzio è innocente, fu lui alle 13.06 del 15 luglio 2022 a dare l’allarme chiamando il 112 dicendo di aver trovato la moglie che si era tolta la vita, di averla posta a terra nel tentativo di salvarla. Di mezzo un’autopsia che non ha chiarito i dubbi visto che la morte è compatibile sia con il suicidio che con l'omicidio e soprattutto il dolore di 5 figli che hanno perso la madre.

