«Bimbi feriti per sempre con violenze terribili»

Ecco i motivi della condanna a 12 anni: «Furgiuele ha straziato intere famiglie»
CHIETI. Quelle violenze terribili hanno ferito per sempre 9 bambini. Lo scrive il giudice Andrea Di Berardino nelle motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Chieti ha condannato a 12 anni di carcere Riccardo Furgiuele, l’allenatore di baseball 53enne accusato di abusi sessuali, anche completi, sui suoi piccoli allievi tra gli 8 e i 13 anni. «Alcuna mitigazione di pena può essere riconosciuta all’imputato», si legge in un passaggio delle 102 pagine.
ABUSI SENZA FINE. «Furgiuele è stato autore non di gesti occasionali e furtivi, bensì di lunghe e intese relazioni abusanti. Ottenuta l’instaurazione di legami apparentemente autentici, egli si è subdolamente insinuato nelle pieghe dell’animo, fragile e in formazione, dei ragazzi, usando la deduzione come arma di conquista e selezionando i più soli e i meno integrati, manipolando, qui e là, carenze comunicative o affettive mediante regali, certo semplici, eppure utili a consolidare un pericoloso dominio psicologico, al quale si è integrato quello erotico». È comunemente intuibile che, nei rapporti sessuali tra adulti e bambini, «non si celebri il sesso, ma la violenza crudelmente asimmetrica dell’adulto che trae eccitazione e godimento dal vedere l’impotenza del bambino imprigionato nella corda stretta del suo desiderio perverso e perciò messo in pericolo, disarmato delle sue già deboli difese, ferito e, alla fine, sconfitto».
APPROFITTÒ DEL RUOLO. Per il collegio composto dal presidente estensore Di Berardino, dal giudice Chiara Di Gerio e dal giudice onorario Riccardo De Mutiis, «l’ampia scala su cui Furgiuele ha realizzato tali sopraffazioni, approfittando del suo ruolo di allenatore, non fa che accrescere la gravità dei fatti. Oltre alla vicenda fisica, i ragazzi hanno infatti subito ciò che non potevano capire, e cioè qualcosa di non assimilabile nella loro breve esperienza esistenziale, in cui il terribile è già accaduto e vi rimarrà per sempre». Secondo il tribunale, l’allenatore non merita sconti di pena: «Le circostanze attenuanti generiche trovano un ulteriore ostacolo nella assoluta mancanza, nelle dichiarazioni dell’uomo e nel suo complessivo contegno processuale, non tanto di ammissioni, più o meno esplicite, bensì di un minimo accento solidaristico verso le vittime e le loro straziate famiglie, o anche solo una larvata consapevolezza del loro dolore e della loro sofferenza». Al contrario, Furgiuele «è rimasto fieramente centrato su se stesso, sulle sue capacità sportive e, come sbiadito riflesso delle lodi alle sue capacità, ha parlato dei ragazzi, i quali, con i suoi insegnamenti, hanno fatto o avrebbero potuto fare “carriera”. Furgiuele si è soffermato su irrilevanti minuzie, senza mai lambire l’enormità. I nove delitti sono sorretti da un’unica deliberazione criminosa».
RACCONTI GENUINI. Quanto all’attendibilità delle vittime, il giudice scrive: «I minori sono parsi tutt’altro che suggestionabili o indotti a mentire o ad alterare un principio di verità di un contesto storico ben determinato nelle sue linee essenziali e ampiamente riscontrato. Non vi è traccia, nelle audizioni protette e nella testimonianza dei genitori, di comportamenti di compiacenza o autoprotettivi. Al contrario, i genitori non hanno lesinato angosciose autocritiche e severi attacchi alla loro miope vigilanza. Alcuni dei ragazzi nemmeno giocavano più insieme o comunque non si frequentavano al di fuori del baseball, né si erano parlati in un ambiente in cui spadroneggiava Furgiuele, il quale era organizzatore di ogni aspetto di vita sportiva di quei ragazzi, con cui trascorreva la maggior parte dei loro momenti extrascolastici».
GLI INDIZI. Le violenze sono avvenute agli allenamenti, nel bar del campo di Santa Filomena (era chiuso ma Furgiuele aveva le chiavi), nella casa della madre dell’imputato, nella sua auto, nel pulmino della squadra con cui riaccompagnava gli atleti e, infine, nelle trasferte. Violenze che hanno provocato «ferite non suturabili della psiche di questi ragazzi». «Indizio forte», è sottolineato ancora in sentenza, «è la descrizione dell’appartamento materno, su cui l’imputato e la difesa si sono soffermati, rilevando che nessuno dei ragazzi ne avrebbe dato indicazioni precise. Al contrario, tutti quelli che hanno lì subito atti sessuali hanno rievocato puntualmente le caratteristiche della camera da letto (televisione all’angolo e comò). In particolare, il ricordo di una delle vittime, nitido e dettagliato, si è stampato proprio sul grande modellino di barca al centro della casa». Eppure i bimbi erano stati dipinti dal difensore come astuti manipolatori, «per ricavarne, come prospettato dallo stesso difensore, importanti vantaggi esistenziali, tra i quali l’esonero dagli obblighi scolastici o la strumentale compassione altrui». In realtà, secondo il giudice, «può agevolmente osservarsi come l’abbandono scolastico non sia un mezzo di realizzazione personale, nella vita contemporanea, e che la benevolenza del prossimo abbia avuto come prezzo la difficile coscienza di avere marchiato indelebilmente l’idea di sé. Nell’immagine di uno dei bambini che mostra alla sua insegnante l’articolo di giornale in cui si colloca tra i ragazzi del baseball molestati, non c’è protagonismo, ma la base di una personalità lacerata che non sa quale posto ricoprire nel mondo».

