Bimbi nel bosco: il paradosso della scuola e la difficoltà degli incontri

Se la famiglia sarà riunita durante l’anno scolastico, i tre figli dovranno cambiare istituto e ricominciare da capo. E c’è il problema della distanza tra Palmoli e Vasto
VASTO. Tre giovani studenti, che a scuola non sono mai andati, e un percorso che rischia di vederli cambiare in corsa classe, compagni, insegnanti. Con tutte le conseguenze del caso sul piano del disorientamento dei ragazzini, ancora più problematico per chi, come i piccoli Trevallion, presto dovrà prendere le misure con una nuova realtà. È tutto qui il paradosso più evidente dell’ultima ordinanza firmata dal giudice Cecilia Angrisano. Fin dall’inizio dell’odissea giudiziaria della famiglia del bosco, il nodo scuola è sempre apparso come la priorità assoluta per il tribunale per i minorenni dell’Aquila. I bimbi devono frequentare un istituto pubblico – e non praticare l’homeschooling come avrebbero voluto i genitori – affinché sia garantito il loro diritto all’istruzione e alla relazionalità, è il messaggio che è sempre passato dai giudici aquilani nel corso di questi mesi. Eppure, la decisione di procedere gradualmente verso il ricongiungimento potrebbe rivelarsi un boomerang, specialmente per quanto riguarda il loro diritto a intrattenere relazioni continuative con i loro coetanei. Se i piccoli torneranno a casa, dovranno interrompere i rapporti con la nuova classe, cambiare istituto e iniziare da capo, a meno di non far sobbarcare anche loro di quel faticoso pendolarismo tra Vasto e Palmoli di cui Nathan e Catherine si sono fatti carico da mesi per vederli. Burocrazia giudiziaria e praticità della vita: difficilmente vanno d’accordo.
I capitoli precedenti. Da due mesi si conoscono le classi che frequenteranno i piccoli: dopo i test di valutazione svolti a giugno, si è deciso che i gemellini (7 anni) andranno in seconda elementare, mentre la maggiore (9 anni) in quarta, in linea con la loro età. Il dubbio fino a oggi rimasto irrisolto riguardava la scuola a cui iscriverli. Tutto dipendeva dalla decisione dei giudici: se avessero optato per il ricongiungimento, sarebbe stato l’istituto di Castiglione Messer Marino, il riferimento per il comune di Palmoli; viceversa, in caso di permanenza nella casa famiglia di Vasto, l’istituto non sarebbe potuto che essere nei dintorni della comunità. Il problema è proprio qui: ora che l’anno scolastico è alle porte (il ritorno tra i banchi è previsto per il 14 settembre), la via di mezzo adottata dai giudici non risolve affatto la questione. Anzi, semmai la complica. Il tribunale ha scelto la strada del riavvicinamento graduale, con la possibilità, a partire da fine ottobre, di far passare ai piccoli il weekend insieme ai genitori. Dunque è probabile che inizieranno l’anno scolastico a Vasto.
Ma cosa succederebbe se tra qualche mese la famiglia fosse definitivamente riunita? Palmoli dista quaranta minuti dalla struttura protetta: a Nathan e Catherine sarà davvero chiesto ogni giorno di compiere, due volte, un viaggio del genere? La scelta più logica sarebbe quella di trasferire i piccoli all’istituto di Castiglione contestualmente al ricongiungimento, visto che il paese è a solo una manciata di minuti da Palmoli. Ma per i tre bimbi significherebbe interrompere i rapporti intessuti nei primi mesi di scuola con compagni di classe e insegnanti. Non la migliore delle ipotesi per dei bambini alle prese con un mondo fino a prima sconosciuto. Così il loro diritto alla relazionalità, di cui sarebbero stati «privati» da papà Nathan e mamma Catherine, viene spezzettato, negando quella continuità affettiva e, appunto, relazionale che per tre alunni che devono integrarsi in un nuovo contesto è fondamentale.
Certo, tutti questi problemi verrebbero meno nel momento in cui non si arrivasse al ricongiungimento. Ma, stando a quanto scritto nell’ordinanza, secondo gli stessi giudici la riunione del nucleo familiare deve essere la tappa finale di questo processo. Una tappa da raggiungere in tempi relativamente rapidi. Anche guardando più a breve termine, rimangono dubbi sulla fattibilità operativa della strada indicata dal tribunale aquilano. Per i prossimi due mesi ai genitori verranno concessi incontri diurni in luoghi neutri o nel casolare di Palmoli per permettere ai piccoli di rivedere i loro animali. Poi, se tutto va bene, si passerà ai weekend. Il problema: la scuola sarà a orario continuato, dalle 8 alle 16, come confermato dall’avvocato Simone Pillon. Come garantire questi incontri con così poco tempo a disposizione?
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