Bimo chiude gli impianti «Pericolosi per gli operai»

28 Aprile 2015

Atessa: la decisione dopo gli scioperi e il mancato accordo sui 133 esuberi Oggi arrivano i dirigenti da Empoli per incontrare le maestranze in 4 gruppi

ATESSA. Impianti chiusi ieri alla Bimo-Irplast di Atessa. L’azienda, in seguito a diverse giornate di sciopero (tre ore per turno ad iniziare da giovedì scorso) e in attesa di siglare un accordo con le parti sociali e le rsu (rappresentanza sindacale unitaria) ha deciso, in autotutela e in via cautelativa, di spegnere i macchinari. I 156 dipendenti, quindi, non sono andati a lavoro, a parte qualcuno impegnato in scadenze che tuttavia non riguardavano la produzione.

«Si comunica al personale», recita l’avviso della direzione aziendale spedito sabato sera, «che, in considerazione delle attuali disponibilità di risorse, che l’azienda è obbligata a chiudere lo stabilimento non potendo, per la natura dell’attività, evitare pregiudizi o pericoli all’incolumità delle persone e all’integrità degli impianti produttivi». L'azienda ha annunciato che le attività riprenderanno quando «pregiudizi e pericoli saranno terminati».

Dei tre impianti della Bimo-Irplast di Atessa, impresa che produce pellicole e film da imballaggio in polipropilene, solo uno era rimasto in funzione dal momento che una delle linee era ferma da tempo e una con i dipendenti in cassa integrazione da un paio di settimane. Il clima si fa quindi più teso. Dopo il mancato accordo su un’ipotesi di piano industriale che prevedeva la terzializzazione delle attività ad una società cooperativa con il licenziamento del 90% dei dipendenti e la riassunzione delle maestranze con una paga inferiore, c’era stato un incontro tra azienda, rsu e sindacati nella sede di Confindustria che però non aveva portato alla tanto attesa firma. Tutto si doveva ancora discutere il prossimo 5 maggio, con la direzione che, tuttavia, non era intenzionata a retrocedere se non nel fatto di sottoporre l’accordo preventivamente alle banche e poi a sindacati e maestranze.

Sabato scorso è arrivata la notizia che l’impianto sarebbe stato spento. «È stata una decisione unilaterale, inspiegabile e molto dura», sottolineano le rsu, «dal momento che, nonostante lo sciopero, c’erano le possibilità di produrre. All’interno della fabbrica era rimasto un gruppo di dipendenti a sorvegliare i macchinari e nemmeno per un momento si sono verificati problemi o pericoli all’incolumità di persone e all’integrità delle macchine. Come rsu conosciamo e applichiamo le regole per la sicurezza, la decisione di chiudere l’azienda è stata troppo drastica».

Intanto oggi è previsto l’arrivo dei dirigenti dell’azienda da Empoli che hanno convocato le maestranze in 4 gruppi diversi per una riunione urgente.

Daria De Laurentiis

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