Bloccata per dieci ore all’aeroporto di Atene

Lanciano. Odissea per una maestra con un braccio rotto: «Ho minacciato Ryanair di incatenarmi»
LANCIANO. Odissea per una maestra di Lanciano rimasta bloccata oltre dieci ore all’aeroporto di Atene con un braccio rotto. Linda Di Lallo, insegnante alla Scuola italiana nella capitale della Grecia, ieri avrebbe dovuto prendere il volo Ryanair per Roma in programma alle 9,35 (ora locale, 8,35 in Italia) dallo scalo greco. Un rientro anticipato in Italia per motivi di salute, a causa di un infortunio al braccio destro che la costringe a viaggiare con un tutore e con un controllo programmato per questa mattina in ospedale per valutare un eventuale intervento chirurgico. Ma al momento della partenza, l’annuncio: il velivolo non può decollare a causa di un guasto tecnico. Linda e gli altri passeggeri, italiani ma anche tanti turisti, rimangono a bordo per circa due ore. Poi vengono fatti scendere e da qui inizia l’attesa infinita al terminal. A disposizione pochissime informazioni. «Alle 14 ci hanno dato un voucher da 10 euro per mangiare», racconta la maestra dall’aeroporto ateniese, «e poi hanno annunciato la nuova partenza alle 16. Ma anche quell’orario è passato senza che partisse alcun volo e senza che qualcuno ci facesse sapere nulla». Passano altre ore e la pazienza dei passeggeri, in attesa dalla mattina, è messa a dura prova. C’è chi si arrabbia e protesta, e chi decide di andar via all’invito della compagnia aerea a rinviare la partenza di un giorno. Ma c’è chi, come Linda, non può rimandare il ritorno in Italia. L’autobus prenotato per tornare da Roma a Lanciano ormai è perso, ma deve rientrare per le cure.
«Ho minacciato di incatenarmi», racconta al Centro la maestra, «a quel punto mi hanno messo in attesa per il volo delle 20, altrimenti quello alternativo è stato programmato dopo la mezzanotte». Alla fine il ritardo è di oltre dieci ore, per un volo di appena due. «Viaggio quasi una volta al mese e una situazione così assurda non mi era mai capitata», dice Linda, «ma quello che fa più rabbia è che non c’è un referente della compagnia con cui poter parlare, è tutto allo sbando». (s.so.)
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