Bloccati nel dirupo, salvi dopo un giorno

In azione 60 uomini su una parete di 400 metri di roccia per raggiungere tre escursionisti: uno è ferito grave a un piede
PENNAPIEDIMONTE . È terminata a notte fonda l’operazione di recupero dei tre escursionisti rimasti bloccati nella forra (un canyon percorso dall’acqua) dell’Avello, nel parco nazionale della Maiella: uno di loro era rimasto ferito. Il recupero, cui hanno partecipato oltre 60 uomini del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, è stato reso particolarmente difficoltoso dal maltempo: sono ben 400 i metri di altezza delle pareti verticali di roccia da percorrere. In 5 erano partiti sabato mattina da Roma, equipaggiati con mute e caschi, per attraversare la forra di Selva Romana. Durante il percorso, molto probabilmente, hanno perso l’orientamento. Fatto sta che si sono ritrovati nella forra dell’Avello, dove scorre un torrente, nel territorio del comune di Pennapiedimonte. Uno degli escursionisti, Giuseppe Celli, 56 anni di Roma, accompagnatore della sezione del Cai di Roma, è rimasto ferito a una gamba e a una spalla. Non avendo notizie, la fidanzata di uno degli appartenenti al gruppo ha lanciato l’allarme al Soccorso alpino dell’Abruzzo, che ha inviato tecnici, la squadra forre e la squadra alpini per capire quale fosse la situazione poiché non c’erano contatti. Due degli escursionisti, Massimo Todari di Roma e Gianni Miliacca di Terni, sono riusciti ad uscire dalla forra e sono stati subito recuperati dai soccorritori: entrambi sono in buone condizioni di salute. Gli altri due, i romani Paolo Sebastiani e Alessandro Rossi, sono rimasti tutta la notte con il ferito. Nel tardo pomeriggio il primo, esausto, è arrivato, al campo base. I soccorritori hanno bloccato il ferito su una speciale barella (sul posto anche un medico ed un escursionista rianimatore), portandolo in salvo in tarda serata: Celli è giunto al pronto soccorso di Chieti, poco prima delle 23, con la frattura scomposta di una gamba e segni di assideramento: rischia l’amputazione di un dito di un piede. L’ultimo ad arrivare in ospedale, in tarda notte, è stato Rossi. Hanno partecipato alle operazioni uomini del Soccorso alpino giunti anche da Marche, Umbria e Puglia. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri forestali, i vigili del fuoco e il 118.
«La difficoltà di recupero è l’ambiente. Purtroppo è capitato in un punto molto esposto, se si fosse alzato ancora il livello dell’acqua avrebbe portato giù tutti i ragazzi», ha detto Alfonso Ardizzi, consigliere nazionale e tecnico speleo del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico. (g.let.)

