Bollette triplicate e costi alle stelle I negozi tra chiusure e resistenze

Natural Bistrot: «Basta caffetteria, ora solo pasticceria da asporto». Sidney: «A fine mese decido» Caffè dei Portici: «Un dramma». Caffè del Corso: «Tutti in piazza». Cati Caffè: «Orari da rivedere»
LANCIANO. C’è chi sta pensando di chiudere prima la sera, chi di spegnere alcuni macchinari, chi invece con le lacrime agli occhi la serranda del locale l’ha dovuta abbassare per sempre. Bollette triplicate, costo delle materie prime alle stelle si abbattono sulle attività commerciali, come sulle famiglie, mettendo in crisi l’intero sistema economico. Così la colazione al bar ad esempio è sempre più amara, il caffè, un rito in Italia, si beve in una tazzina d’oro visto che dall’1.20 euro in media, rischia di passare a 1.50 e così anche cornetti e aperitivi. Una corsa, ma qualcuno ha deciso di fermarsi.
«Con immenso rammarico abbiamo deciso di chiudere la caffetteria, continueremo con la pasticceria da asporto. Purtroppo la situazione attuale del caro energia, l’aumento costante delle materie prime indispensabili per lavorare e le prospettive di un futuro incerto del caro vita ci ha portati a questa drastica decisione». È la comunicazione fatta ai clienti da Annamaria Caniglia e Giuseppe Alleva, che dopo 5 anni hanno abbassato le serrande del loro Natural Bistrot, dedicato al senza glutine e non solo, in corso Roma. «Dopo il lockdown è arrivato il caro prezzi; non possiamo mantenere aperta un’attività solo per pagare le bollette», spiega Annamaria. «Siamo un’attività giovane, abbiamo aperto a gennaio 2017, eravamo arrivati a febbraio 2020 con una buona clientela poi la pandemia, i vari lockdown, ora l'aumento delle materie prime: troppo per noi e soprattutto per i nostri clienti. Tutto costa il doppio, il triplo: latte, caffè, l’olio di girasole da 6/7 euro una lattina da 5 litri è arrivato a 21 euro. E poi le bollette triplicate da 500 a 1.300 euro. Queste cose, l’andare a lavorare col magone, il non voler aumentare i prezzi al cliente ci hanno spinto a chiudere il bar».
E gli altri? Per i baristi in centro bisogna mettere un freno agli aumenti, che vivono anche le famiglie, altrimenti saranno in tanti a chiudere. «È un momento drammatico», dice Claudio Ucci del Caffè ai Portici, «abbiamo bollette triplicate, (in media da 3.000 a oltre 12mila euro, ndc) e il costo delle materie prime raddoppiate. Viviamo un momento peggiore del Covid. Bisogna che qualcuno intervenga, blocchi i prezzi altrimenti un caffè arriverà a costare, quanto, 2.50 euro? Abbiamo costi fissi non li possiamo tagliare, che fare? Aumentare i prezzi? Fare uno sciopero fiscale? Intanto si può fare una riunione tutti assieme per decidere come muoverci in città». «Credevo che con il Covid si fosse toccato il fondo; lo stiamo toccando ora», commenta Fabio Baccile, del Caffè del Corso. «I prezzi ora sono incontrollabili e c’è chi se ne approfitta. Credo che aumentare i prezzi di 20 centesimi non risolva il problema, anzi è un danno. Chiudere per un periodo di tempo? Perché invece non protestiamo tutti assieme; abbassiamo le serrande e blocchiamo la filiera come accade in altre città? Paghiamo bollette salate (da 2.500 e 9.680 euro, ndc) abbiamo costi fissi, aumenti di ogni cosa, bisogna dare un segnale». «Aspetto la bolletta di ottobre e poi decideremo cosa fare», dice Pasquale, del Bar pasticceria Sydney, «magari proviamo a spegnere la macchina del caffè mezza giornata e andiamo avanti con la pasticceria». Anche Donato Catena che con la moglie Fabiana ha il Cati Caffè attende la bolletta di ottobre per decidere. «Stiamo pensando di chiudere un po’ prima la sera», spiega, «anche se non risolviamo il problema che è enorme ed è arrivato in un momento in cui non abbiamo nemmeno un governo e andiamo verso l'inverno». Tagliare i costi si potrebbe, riducendo il personale, ma per molti bar è impossibile e sarebbe un danno ancora maggiore oltre che una vera e propria beffa.
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