Bomba: «Contro di me accuse infamanti»

19 Agosto 2015

Il poliziotto arrestato per violenza sessuale si discolpa e risponde alle domande del giudice. Altre due donne coinvolte

LANCIANO. Ha risposto alle domande del giudice Massimo Canosa, e ha negato ogni addebito, Bruno Bomba, 54 anni di Atessa, il poliziotto in servizio all’ufficio passaporti e rilascio permessi di soggiorno del commissariato frentano, agli arresti domiciliari dal 14 agosto scorso perché accusato di concussione e violenza sessuale nei confronti di una 40enne di Santo Domingo. Intanto emerge che nell’inchiesta sono coinvolte altre due donne.

Nell’interrogatorio di garanzia di ieri mattina il poliziotto ha risposto alle domande del giudice, ha raccontato la sua verità, ha negato la violenza, le accuse. Per la procura Bomba avrebbe chiesto prestazioni sessuali alla donna per sbloccare le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno, a cui aveva diritto perché immigrata regolare. Per il poliziotto, invece, quelle formulate dalla presunta vittima sono «accuse inesistenti e infamanti». Bomba ha cercato di discolparsi ampiamente. «I processi si fanno nelle aule di giustizia, nei tempi e nei modi indicati dal Codice», ha osservato Giacomo Nicolucci, che difende il 54enne insieme all’avvocato Luca Scaricaciottoli. «Qui si è andati oltre. Il nostro assistito ha chiarito tutti i passaggi, ha risposto alle accuse, motivandole». Per il poliziotto è stata chiesta da Nicolucci la revoca della misura cautelare ma la Procura si è espressa negativamente e si attende la decisione del giudice.

Nelle indagini, condotte prima dalla polizia della procura di Lanciano e poi dalla squadra mobile di Chieti, a detta dei legali ci sarebbero dei «buchi» da colmare, discrepanze tra date di episodi risalenti a due anni fa, a marzo e settembre 2013, ma denunciati solo 4 mesi fa e non direttamente dalla vittima. Come annunciato dalla titolare dell’inchiesta, Anna Benigni, le indagini sono andate avanti «per verificare se ci sono altri episodi o se in questa vicenda di presunti abusi subiti dalle immigrate per il rinnovo del permesso di soggiorno sono coinvolte altre persone». In particolare si sta facendo luce sul ruolo di due dominicane che avrebbero creato i presupposti affinchè il poliziotto incontrasse la presunta vittima. Anzi, le “vittime” sarebbero addirittura due. Ma anche in questo caso le indagini sono coperte dal segreto perché in corso. Presto una delle due presunte intermediarie sarà ascoltata dal giudice Canosa come indagata, non più come testimone. Fino ad ora diverse immigrate sono state ascoltate, e avrebbero rivelato alla Procura il clima di terrore in cui vivevano per il rilascio del permesso di soggiorno. La stessa vittima avrebbe dichiarato di non aver «detto subito la verità perché avevo paura, il terrore di essere mandata via».

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