Bomba, il villaggio sul lago abbandonato nel degrado

Rovi, insegne rotte e bungalow nell’incuria: così si presenta il centro Isola Verde L’inaugurazione 33 anni fa: la Comunità montana non ha più affidato la struttura
BOMBA. Rovi, ruggine, insegne divelte, strade dissestate, bungalow all’abbandono così come il centro turistico Isola Verde, sul lago di Bomba. Strutture che, c’è da giurarlo, in altri posti sarebbero il fiore all'occhiello di un intero territorio. Ma qui no. A trentatré anni dall'inaugurazione, era il 18 aprile del 1987, è un fallimento della politica e degli enti, a tutti i livelli.
«Trentatré anni fa», racconta Rosaria Nelli, battagliera imprenditrice locale e rappresentante di diverse organizzazioni lavorative, «fu dato avvio a un processo di sviluppo che ha portato sul territorio della Val di Sangro una crescita economica, occupazionale e culturale. Il progetto ha coinvolto giovani e donne che, con il loro costante e qualificato impegno, hanno inciso sul cambiamento sociale del territorio. Il progetto, assolutamente innovativo per il momento storico, ha elevato il territorio all’attenzione di interessi dei mercati nazionali ed internazionali e per i principi di sussidiarietà e di solidarietà che per, il tramite dell’impresa sociale, esprimeva in un sano rapporto tra pubblico e privato. Insomma: è stato all’attenzione di studiosi ed esperti del mondo accademico, per la sua innovazione gestionale nella creazione di impresa e salvaguardia del territorio e delle aree interne, volani di opportunità e generatrici di occasioni». Nel 2009 il lago fu una delle sedi dei Giochi del Mediterraneo, con un investimento di circa 2 milioni di euro e quello che doveva essere il rilancio si è dimostrato il suo declino. «Dopo 30 anni di attività in seguito a soprusi, angherie e prevaricazioni», dice Nelli, «l’esperienza è stata messa alla porta. Ma la mente e il sapere non si fanno imprigionare. Penso, quindi, che l’esperienza è riproponibile attualmente ancor più dopo l’epidemia del Coronavirus, che ha rimesso tutti in discussione e che ci impone, con donne e uomini di buona volontà, ad impegnarci per dare un contributo alla rinascita, alla creazione di nuove opportunità e all’impegno sociale se e a monte si rispolverano valori del bene comune, della condivisione e rispetto per un impegno incondizionato da influenze da appartenenze a lobby, ad interessi di gruppi e a egoismi decisionali». La concessione delle strutture andò in scadenza cinque anni fa, la proroga non fu concessa e da allora non c'è stato nessun bando da parte dei commissari liquidatori della Comunità Montana. Impietoso è lo stato dell'arte: lago abbandonato, la carcassa del battello è spettrale, il trenino della Valle non passa, le canoe non si affittano, il turismo è assente. C'è stato sviluppo fino a quando c'è stata una sana collaborazione tra pubblico e privato e su questa zona dell'Abruzzo sono decadute le proposte tematiche. Il lago non è stato più considerato un mezzo trainante del turismo diffuso del territorio. «L'auspicio», conclude Nelli, «è che qualcuno possa rilanciare questo progetto che ha portato tanti frutti a un intero territorio».
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