Bombarolo in fuga: incendiò il tribunale

26 Giugno 2019

Roberto Di Santo, 64 anni di Roccamontepiano, è scappato dalla casa di cura di Rosello dove era in libertà vigilata

CHIETI. È fuggito dalla casa di cura in cui si trovava in libertà vigilata. Roberto Di Santo, 64 anni, il “bombarolo” di Roccamontepiano che seminò il panico fra Chieti e Pescara con una serie di incendi, si è allontanato dalla struttura residenziale riabilitativa e psichiatrica “Il Quadrifoglio” di Rosello. Lunedì mattina l’uomo, che nel 2013 fu protagonista anche di un clamoroso attentato al tribunale di Chieti, è scappato dalla sala fumatori e non è più rientrato nella casa di cura. La titolare non ha potuto far altro che denunciare l’episodio ai carabinieri della stazione di Borrello, competenti per territorio. A quel punto, sono partite le indagini delle forze dell’ordine per rintracciare il “bombarolo”, che non era sottoposto a una misura detentiva ma non poteva comunque allontanarsi dalla struttura senza autorizzazione. Quando ha fatto perdere le sue tracce, era ben vestito: forse aveva con sé un tablet.
«L’imputato ha sempre riconosciuto la volontà di porre in essere gesti eclatanti per attrarre l’attenzione del sistema giustizia», hanno scritto i giudici di primo grado nella sentenza che lo ha condannato a 5 anni di reclusione. Il tribunale di Pescara ha spiegato in una ventina di pagine che l’uomo che ha seminato paura incendiando auto, piazzando un ordigno in una villetta bifamiliare a Villanova di Cepagatti – reato da cui è stato assolto – e lasciando video per illustrare le sue gesta «ha sempre riconosciuto di aver compiuto quei gesti, motivando le sue ragioni». Sarebbe stato consapevole, Di Santo, degli atti incendiari commessi non solo ammettendoli durante il dibattimento ma anche, come spiegano le motivazioni, «confessando le sue responsabilità attraverso i cd video». L’inchiesta del “bombarolo” riporta all’8 gennaio 2013 quando l’impiantista disoccupato prima ha piazzato un ordigno in una villetta – considerato innocuo – e poi si è dato alla fuga incendiando varie auto, tra cui una di fronte al tribunale di Chieti. La latitanza è finita dopo 10 giorni: l’uomo è stato trovato in un casolare di Rosciano con una scorta di viveri che gli avrebbe consentito un’autonomia di altre settimane, con un televisione portatile da cui seguiva e registrava tutto ciò che lo riguardava, un gruppo elettrogeno, un pc e materiale informatico tra dvd, chiavette e fotografie. Durante il processo l’imputato non ha mai negato le sue responsabilità, parlando di quei gesti come «una protesta contro le ingiustizie».
Il resto è storia di queste ore: a distanza di 6 anni dagli incendi, Di Santo è scappato di nuovo. E adesso le forze dell’ordine di tutta Italia danno la caccia al “bombarolo” che ama la fuga.