Bonus edilizi, frode da 50 milioni Nei guai anche 8 imprese teatine

La finanza ha individuato un’organizzazione con sede in Campania che sfruttava aziende abruzzesi Gli indagati in tutto sono sedici: sono stati denunciati a piede libero per truffa aggravata e riciclaggio
CHIETI. Una truffa da cinquanta milioni di euro sfruttando i bonus sulle ristrutturazioni, portata avanti da un’organizzazione criminale che aveva base in Campania ma contava su aziende con sede in Abruzzo, è stata scoperta dal comando provinciale di Chieti della guardia di finanza. Le società finite nel mirino degli inquirenti avevano infatti sede proprio a Chieti: è stata perciò la procura della Repubblica teatina a coordinare l’operazione che ha portato all’individuazione del sodalizio criminale che veniva coordinato in diverse località campane ed era finalizzato alla richiesta fraudolenta di crediti d’imposta relativi ai bonus sulle ristrutturazioni.
Nello specifico le indagini, svolte su scala nazionale dalle fiamme gialle del gruppo Chieti, coordinate dal tenente colonnello Vito Casarella, erano finalizzate al contrasto delle frodi legate agli incentivi previsti dai cosiddetti “Bonus facciate” e “Superbonus 110%”. I finanzieri hanno messo in luce un meccanismo di frode, collaudato nel tempo, che prevedeva l’emissione di fatture che attestavano lavori mai eseguiti, maturando però i relativi crediti d’imposta. Cessioni ed acquisti venivano fatti solitamente per cifre intorno al mezzo milione di euro, in una circolarità priva di apparente senso logico, che mirava ad occultare l’origine dei crediti.
A concorrere nella frode erano soggetti titolari di imprese individuali, otto delle quali operative a Chieti, con difficoltà economiche. A queste venivano ceduti i crediti. In seguito, dietro la promessa di un compenso, le imprese provvedevano ad adempiere a tutte le operazioni necessarie: dall’apertura di partita Iva alla consegna delle credenziali di accesso del sito dell’Agenzia delle entrate e del conto corrente postale. Le operazioni erano finalizzate all’acquisizione delle spettanze, maturate illecitamente nei cassetti fiscali delle ditte, per monetizzarle presso Poste italiane.
La ricostruzione di tutta la filiera dei numerosi trasferimenti di crediti fittizi, operata dai militari chietini, si attesta a circa 90 milioni di euro, qualificati dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, titolare delle indagini, come ipotesi di riciclaggio e pertanto passibili del provvedimento di urgenza, convalidato dal gip del tribunale di Chieti, di sequestro preventivo dei crediti fiscali ancora presenti e non monetizzati. Di qui anche la denuncia a piede libero, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio, a 16 indagati di cui dieci campani, cinque della provincia di Chieti e uno di nazionalità rumena.
«L’intervento delle fiamme gialle», sottolinea il comandante provinciale, il colonnello Michele Iadarola, «testimonia l’efficacia dell’azione posta in essere dalla guardia di finanza nel contrasto alle frodi in tutte le loro manifestazioni, in quanto pregiudicano gravemente, oltre che gli interessi erariali, quelli che sono i principi di una sana concorrenza tra le imprese, generando comportamenti speculativi su tutta la filiera produttiva, specie quella edile».
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