Borghi montani, resistono pochi servizi

Medio Sangro. Malgrado lo spopolamento c’è chi ha trasformato il bar in emporio per vendere il pane
PIETRAFERRAZZANA. I dati dell’Osservatorio regionale della montagna parlano chiaro: l’Abruzzo è una regione a due velocità, le aree costiere e quelle interne. Di quest’ultime, quelle prettamente montane rappresentano le maggiori criticità anche se in contrasto con le eccellenze locali: turismo di nicchia, artigianato e tipicità dei prodotti. Vivere in montagna vuol dire appartenere quasi a un enclave, a un gruppo ristretto, perché bisogna fare i conti con lo spopolamento dei paesi, il progressivo invecchiamento della popolazione e la scarsa presenza di alcuni tipi di servizi pubblici e commerciali, oltre alla viabilità pessima e al divario di reddito rispetto alle altre zone d’Abruzzo. Nei paesi montani con meno di 500-600 abitanti ci si conosce tutti e il negozio, o il bar, è il luogo di ormeggio della comunità.
Risalendo la Fondo Valle Sangro tanti paesi sono lì come vedette, come la “fortezza Bastiani” del deserto dei Tartari: la vita scorre impercettibilmente e ci si abitua a tutto anche a vivere senza negozi, come a Montelapiano, 87 abitanti, dove il rifornimento alimentare è garantito dagli ambulanti che portano pane, frutta e generi vari. Per la carne si deve andare a Villa Santa Maria. L’ufficio postale apre a giorni alterni, la farmacia manca ma c’è il cosiddetto “armadio farmaceutico” arriva, cioè un farmacista due volte la settimana, così come il medico. A Monteferrante (134 abitanti) c’è un solo alimentare e nessun bar, c’è un circolo anziani, spesso manca il quarto e il tressette si fa con il morto. Il medico arriva un’ora alla giorno da Colledimacine. A Pietraferrazzana (131 abitanti) c’è un bar-tabacchi-paninoteca. È l’unico punto di aggregazione, c’è però la farmacia e una pasticceria, manca una macelleria, due giorni alla settimana passa il fruttivendolo, uno lo scamorzaro, l'ufficio postale è aperto due giorni alla settimana. «Nel mio bar», afferma la titolare Bianca Sora, «arriva anche il pane e, soprattutto si ha la possibilità di fare le ricariche e prenotazioni e pagare tutte le bollette perché siamo affiliati con una società di Puntoricarica». Anche a Montebello sul Sangro (90 abitanti) c’è un bar-alimentari-trattoria e un circolo ricreativo, il medico arriva due volte a settimana e le medicine sono distribuite, negli stessi giorni, da un dispensario farmaceutico. A Roio del Sangro (100 abitanti) l’amministrazione comunale, dal 2002, ha messo in pratica ciò che dovrebbe essere un’iniziativa regionale: elargisce contributi annuali al bar, alimentari e ai due ristoranti.
Matteo Del Nobile
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