Borrelli contro l’azienda di rifiuti pericolosi

4 Aprile 2018

Il sindaco svela l’intenzione di riaprire la Ciaf della società che ha rilevato la Maio.Com: tutti mobilitati per bloccare il progetto

ATESSA. Spunta un progetto per riaprire la Ciaf di Piazzano, il sindaco Giulio Borrelli pronto alle barricate. Non trova pace la Val di Sangro, costretta a registrare nuove richieste di apertura di impianti che sono un pugno nello stomaco a un ambiente già al limite della salubrità. Mentre è ancora in corso la valutazione dell’impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri, progetto presentato dalla Di Nisio srl di Mafalda, ecco che il rischio di una riapertura della Ciaf mette in allarme l’amministrazione comunale di Atessa, la prima a sollevare il caso. «Vogliono far sorgere due impianti di smaltimento di rifiuti pericolosi: faremo valere le nostre ragioni, che poi interessano tutto un territorio», afferma un furibondo Borrelli, che in questi giorni ha fatto la spola con Pescara per seguire il caso. Il primo cittadino ha incontrato il governatore, e neo senatore, Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale all’ambiente Mario Mazzocca. Alcuni giorni fa due rappresentanti della Ecoeridania spa, azienda che ha rilevato la Maio.Com, specializzata nello smaltimento di rifiuti provenienti da strutture sanitarie, si sono incontrati, in Comune, con il sindaco Borrelli. L’azienda di Arenzano (Genova), che si occupa di raccolta, stoccaggio provvisorio e smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, ha manifestato l’intenzione di ristrutturare e mettere in funzione gli impianti Ciaf che si trovano nella zona Pip di Piazzano. La Ciaf Ambiente è sotto procedura di concordato preventivo, cioè in una fase di pre-fallimento; in passato aveva comunque ottenuto l’Aia (il passaggio successivo al Via), autorizzazione sospesa «nelle more della conclusione della procedura di concordato preventivo pendente presso il competente tribunale di Lanciano… per la realizzazione e la gestione di un impianto di trattamento rifiuti pericolosi e non pericolosi». La Ciaf ha, oltre a 350 codici di smaltimento rifiuti, alcuni pericolosi, anche un’autorizzazione che pochi posseggono e cioè la possibilità di smaltimento di fanghi industriali provenienti da aziende chimiche. L’interessamento della Ecoeridiana ha fatto salire l’asticella di allarme in Comune perché, se l’azienda prevede consistenti investimenti e ottempera alla prescrizioni tecniche imposte dalla Regione, potrebbe ottenere l’autorizzazione alla riapertura dell’impianto. L’azienda di trattamento, stoccaggio e smaltimento rifiuti in contrada Saletti fu coinvolta nel 2006 nell’indagine Mare Chiaro, destando non porca preoccupazione nella popolazione e nelle associazioni ambientaliste. «Questi due impianti», afferma Borrelli, «non c’entrano niente con la propensione industriale di questo territorio e con la sua vocazione. Abbiamo segnalazioni da parte dell’Arta, che le dannose polveri sottili (Pm10) sono al limite e, a volte, superano il limite consentito. E questi impianti hanno un impatto su aria e acqua tre volte superiore ad altre aziende. Come amministrazione comunale abbiamo fatto tutte le opposizioni alla procedura Via per l’impianto di Saletti e adesso le faremo per la riattivazione della Ciaf. Pensiamo», afferma Borrelli, «che di fronte a queste intenzioni e progetti ci voglia una mobilitazione popolare per bloccarli. È necessaria quindi l’unità di intenti e di azioni di tutte le forze sociali, ambientaliste e politiche. Ci aspettano giorni di lotta». Il prossimo passo è la convocazione del Comitato dei sindaci dell’area Sangro-Aventino-Frentana, organismo di recente formazione, istituito per la salvaguardia ambientale, che si troverà, da domani, ad affrontare una nuova emergenza.
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