Borrelli: ora stoppiamo anche la Di Nizio

30 Luglio 2020

Atessa. Dopo la revoca dell’autorizzazione all’ex Ciaf, il sindaco va avanti: Val di Sangro già sotto stress

ATESSA. «Dopo la Ciaf, la Di Nizio». Questo è il commento del sindaco Giulio Borrelli alla notizia della revoca da parte del Servizio gestione rifiuti della Regione Abruzzo dell’autorizzazione integrata ambientale alla ex Ciaf. Borrelli ricorda come sia sempre stato «no Ciaf, no Di Nizio», uno slogan che ha caratterizzato la battaglia ambientale in Val di Sangro. «Il primo capitolo, la Ciaf di Piazzano, si è chiuso definitivamente, e non può che rallegrarci, con la conferma della revoca dell’autorizzazione, preannunciata con la comunicazione del 27 maggio da Franco Gerardini, dirigente del servizio Gestione rifiuti della Regione. Ringrazio», afferma Borrelli, «tutti coloro che si sono mobilitati per questo risultato: dalle associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Nuovo Senso Civico, Cai, Noimessidaparte) ai sindaci del territorio, che hanno raccolto il nostro appello, e sono stati protagonisti, con la nostra popolazione, della grande manifestazione del maggio 2018 in Val di Sangro».
Resta aperto il secondo capitolo, la Di Nizio di Saletti: «È in corso», dice Borrelli, «la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) di competenza del nostro Comune. La commissione municipale (composta da due biologi, un chimico, due ingegneri) ha già elaborato la relazione che esprime parere negativo al progetto». Nei prossimi giorni le controdeduzioni comunali alla Di Nizio saranno depositate. «Voglio solo sottolineare, in questo momento che, al di là di considerazioni tecniche da sottoporre al vaglio degli organismi regionali competenti, la nostra opposizione deriva dal fatto che l’ambiente della Val di Sangro è già sottoposto a forte stress. Impianti di rifiuti pericolosi di qualsiasi natura metterebbero a rischio un equilibrio già difficile tra produzioni industriali e vivibilità di un territorio dove lavorano o risiedono migliaia e migliaia di persone e di famiglie». Per Borrelli, «la Val di Sangro è caratterizzata storicamente per un tipo di industrie meccaniche e tecnologiche (Sevel, Honda con tutto l’indotto) che mal si conciliano con attività legate alla catena dei rifiuti a rischio infettivo e inquinante».