Borrelli: sul nostro ospedale la Regione faccia chiarezza

Atessa. Il primo cittadino: resta in piedi la riapertura come presidio di area disagiata ma se rimane la destinazione a Covid vogliamo la Rianimazione e gli altri reparti
ATESSA. Il sindaco Giulio Borrelli ritorna sulla proposta avanzata, mercoledì scorso sul futuro dell’ospedale di Atessa che si basa su quanto prevede l'articolo 2 del decreto-legge “Rilancio Italia” sul riordino della rete ospedaliera in epoca di coronavirus, e tiene conto del fatto che la “legge Lorenzin” non è stata abolita. «Ho sottolineato, all’interno della legge vigente», spiega Borrelli, «due concetti irrinunciabili. Uno: se, e sottolineo il se, il San Camillo deve restare ospedale Covid, deve essere dotato di tutti i necessari reparti, Rianimazione compresa, e di personale medico e infermieristico specializzati. Due: nel caso la Regione faccia questa scelta, vanno creati due percorsi separati e distinti, anche con un eventuale ampliamento dell'edificio, per ospitare gli altri reparti ospedalieri, ambulatori e servizi non-Covid, dal pronto soccorso al distretto sanitario di base, per la cura delle altre patologie».
Borrelli precisa anche la proposta avanzata dal sindaco di Paglieta Ernesto Graziani. «Se a tutto questo, considerato che Atessa è nel centro della Val di Sangro, si vuole e si può aggiungere un “Centro di ricerca per malattie sul lavoro” o altri reparti, ben vengano. Altre ipotesi e proposte sono aggiuntive e non in alternativa alla struttura ospedaliera di base».
Sull’ospedale di area disagiata, il sindaco afferma: «Siamo certi di aver agito per il bene di Atessa nell’ambito delle condizioni che, storicamente, ci erano date, a legislazione vigente, e il nostro non era affatto un bluff ed, anzi, abbiamo messo un paletto, che come si è visto e si vede, è difficile da rimuovere, pena i ricorsi al Tar. La giunta regionale ha riproposto al “tavolo romano” la stessa delibera di giunta regionale del 2018 e lo stesso documento tecnico riguardante il nostro ospedale, elaborato con il contributo anche del nostro Comune. Il tavolo romano, né nell’ultima riunione del 25 novembre 2019, né in quelle precedenti, ha mai formulato particolari osservazioni sul nostro ospedale, ma ha solo ripetuto che se prima la Regione non avesse definito l’intera rete ospedaliera e sciolto il nodo dei super ospedali, non avrebbe approvato niente. Ecco perché diciamo a chi governa la Regione», conclude Borrelli, «di decidersi, di uscire dalle ambiguità, e definire chiaramente il futuro del San Camillo».
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