Borrelli: vigileremo sul futuro dell’ospedale

Atessa, il sindaco risponde alla Lega: «Il San Camillo presidio di area disagiata, lo diciamo da 4 anni»
ATESSA. Ospedale di area disagiata e nuova rete ospedaliera, dopo l’intervento sul Centro dell’esponente della Lega Enzo Pellegrini, interviene il sindaco Giulio Borrelli. Borrelli parte dal 2017 quando, dice, «la nostra amministrazione ha subito individuato quella che invece – a legislazione vigente (decreto Lorenzin) – era e rimane l’unica e praticabile soluzione per la sopravvivenza del nostro ospedale: riconoscimento di nosocomio al servizio di un’area particolarmente disagiata». Poi arriva al 2018: «Grazie al documentato ed incontrovertibile studio elaborato dall’Agenzia sanitaria regionale, sotto la guida di Alfonso Mascitelli, con la collaborazione della nostra amministrazione, siamo riusciti a far aggiornare la programmazione della rete ospedaliera, da parte della precedente giunta regionale, mediante il riconoscimento del San Camillo, quale ospedale di area disagiata». E quindi: «Nella proposta di riprogrammazione della rete ospedaliera regionale, presentata dall’attuale giunta regionale, il riconoscimento del nostro ospedale, quale presidio ospedaliero di area particolarmente disagiata, affonda le sue solide radici nei documenti redatti dalla precedente giunta regionale».
Il sindaco volge lo sguardo oltre i confini regionali: «Noi siamo ovviamente contenti che il San Camillo sia stato confermato ospedale di area particolarmente disagiata. Staremo a vedere cosa ne pensa il tavolo romano della nuova proposta avanzata dall’attuale governo regionale. Quando l’iter sarà davvero concluso e si darà concreta e reale attuazione alla proposta di riorganizzazione del nostro ospedale, con la messa a disposizione anche di tutte le necessarie risorse umane e strumentali, ringrazieremo tutti quelli che vanno ringraziati, nel centrodestra e nel centrosinistra». Per il sindaco, il destino del San Camillo «è indissolubilmente legato all’approvazione dell’intera rete ospedaliera regionale da parte del tavolo romano di monitoraggio». Nell’attesa del futuro: «Attualmente il pronto soccorso non fa ricoveri; medicina accoglie pochissimi pazienti, che si contano sulle dita di una mano, provenienti da altri ospedali; dell’area chirurgica per interventi multidisciplinari non vi è traccia, a parte l’endoscopia digestiva di prossima apertura. Il merito dei posti letto, che sono stati aggiunti nell’ultima e attuale proposta di riprogrammazione (i 42 posti per la riabilitazione cardio polmonare post-Covid e i 25 per il recupero e la riabilitazione funzionale), lo si deve – se così possiamo dire – al Covid, “grazie al quale” sono arrivati finanziamenti privati e statali (non certamente regionali). L’unica cosa certa», conclude Borrelli, «è che Atessa, come da noi sempre sostenuto e dimostrato, ha diritto a un ospedale al servizio di area disagiata».

