Boss albanesi in silenzio, Pasqua in carcere

Restano in silenzio i fratelli Beharaj, accusati di essere al vertice di un’associazione per delinquere che gestiva lo spaccio di droga in Abruzzo e faceva affari anche con le storiche famiglie rom....
Restano in silenzio i fratelli Beharaj, accusati di essere al vertice di un’associazione per delinquere che gestiva lo spaccio di droga in Abruzzo e faceva affari anche con le storiche famiglie rom. Elton (foto) e Bushi Beharaj, il primo rinchiuso nel carcere di Varese e l’altro in quello di Madonna del Freddo, non hanno risposto alle domande dei giudici durante l’interrogatorio di garanzia. Bocche cucite anche per i romeni Maria Staicu e Mihai Florentin Gageanu, assistiti dall’avvocato Pasquale D’Incecco: secondo la polizia, erano i custodi dello stupefacente utilizzando la loro abitazione di Tollo, in contrada Venna. Julian Zefi, invece, si è difeso respingendo tutte le accuse. Ha raccontato di conoscere i fratelli Beharaj perché anche loro vivevano a Fier, la sua città d’origine. Si è dichiarato completamente estraneo ai fatti pure Marjus Bako, difeso dall’avvocato Francesco Bucceroni: «Frequentavo alcuni degli indagati», si è giustificato, «perché abitiamo nella stessa zona». Per le indagini della procura, invece, Bako forniva autovetture al gruppo criminale, custodiva lo stupefacente in una base logistica a Guardiagrele e partecipava alla distribuzione di marijuana e cocaina. Gli avvocati di tutti gli arrestati, al termine degli interrogatori, hanno chiesto per i loro assistiti una misura meno afflittiva come i domiciliari. In attesa della decisione del giudice, trascorreranno la Pasqua dietro le sbarre. Restano 4 i latitanti, destinatari insieme ad altre 13 persone dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pm Fabio Picuti e Giancarlo Ciani. (g.let.)

