Botte all’amico di scuola Arrestato a 17 anni

Si era vantato dei suoi gesti con sms. Il pm: deve restare a casa
CHIETI. Si è vantato su wathsapp del suo gesto: botte e sfottò ai danni di quello che, inizialmente, era un suo amico d’istituto. In tutta risposta, la Procura presso il tribunale dei minorenni dell’Aquila, al quale era stato girato il fascicolo delle indagini, è stata implacabile: ha fatto scattare nei suoi confronti la misura cautelare della permanenza a casa, e ciò anche se il protagonista dell’agghiacciante storia è tenuto all’obbligo scolastico. L’arresto è scattato per un 17enne di Chieti. Il giovane è accusato di atti persecutori - quello che oggi viene chiamato stalking - e lesioni ai danni di un coetaneo. Le indagini sono state svolte dal personale della polizia appartenente alla seconda sezione della Squadra mobile specializzata in materia di reati contro la persona, in danno dei minori e reati sessuali.
La vicenda, che in una parola è stata racchiusa nel termine bullismo, è andata in scena in città lo scorso febbraio. I due ragazzi - anche la vittima degli atti persecutori è un 17enne di Chieti - erano amici. Un legame profondo li aveva uniti fino alla comparsa di qualche screzio. I due non frequentano la stessa classe ma vanno nello stesso istituto: l’Itis Di Savoia (la scuola, ovviamente, è estranea alla vicenda). Si pensava che le liti degli ultimi tempi fossero la conseguenza di scaramucce e rivalità tra i ragazzi della stessa età. Ma dal leggero dissenso si è passati alle parole grosse. Poi uno dei due ha iniziato ad alzare le mani sull’altro. In una occasione gli ha fatto anche male procurandogli lesioni certificate dai medici del Pronto soccorso del Policlinico di Colle dell’Ara con alcuni giorni di prognosi. I due hanno anche cercato di avere un incontro chiarificatore, per mettere fine a quella vicenda. Ma anzichè spiegarsi e togliere ambiguità e incomprensioni, il giovane poi arrestato ha continuato nel suo gesto vessatorio pare sfogandosi con altre botte su quello che inizialmente era il suo migliore amico.
Agli investigatori, il ragazzo picchiato ha raccontato di essere rimasto vittima di aggressioni anche verbali. Ma questa dichiarazione resa agli inquirenti è a senso unico e andava suffragata da prove concrete. Sarà andata anche così, fatto sta che l’aggressore, non pago di come stava conducendo quella violenza, ha cominciato a mandare sms e messaggi vocali alla vittima dell’aggressione vantandosi della sua azione. E pare che di questa condotta persecutoria fossero stati messi a conoscenza anche altri ragazzi, amici dell’aggressore.
Da qui la misura, severissima, adottata dalla Procura dei minorenni dell’Aquila coordinata dal procuratore Roberto Polella, dell’arresto con la misura cautelare della permanenza a casa, senza la possibilità di frequentare l’istituto. Quando gli agenti della polizia sono andati a casa del ragazzo per notificargli il provvedimento, lui era lì che studiava. Immaginabile la reazione di sconcerto di genitori e familiari. Il reato di stalking viene punito a querela (la denuncia dei fatti) della persona offesa, ma si procede d’ufficio (ossia l’autorità giudiziaria si attiva per perseguire il colpevole), quando il fatto viene commesso nei confronti di un minore di età
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