Botte per i cori del Pescara «Presi a pugni in faccia»

30 Novembre 2018

Il pestaggio fatto dagli ultrà finisce a processo, parlano le vittime dell’aggressione «Colpiti in testa e poi una scarica di calci, ci siamo difesi con chitarra e tamburo»

CHIETI. «Mi hanno tirato un pugno in faccia. Poi sono caduto a terra e sono stato preso a calci. Ancora oggi, a distanza di oltre tre anni, ho una cicatrice sul viso». È entrato nel vivo, con le testimonianze delle quattro vittime, il processo che vede come imputati due ultrà del Chieti calcio per l’aggressione a un gruppo di ragazzi “colpevoli” di aver intonato un coro del Pescara dopo una serata musicale al campus universitario. Cristiano Di Girolamo, 25 anni, e Luigi Pesce (23) sono accusati di lesioni personali «con l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi campanilistici». Stralciata, invece, la posizione degli altri due imputati: uno ha patteggiato 4 mesi, mentre per l’altro il reato si è estinto grazie ai servizi sociali alla Caritas. Durante il pestaggio, stando all’accusa, è stato utilizzato anche un paletto di ferro.
Ieri, davanti al giudice Chiara Di Gerio e al pm d’aula Alissa Miscione, i ragazzi che rimasero feriti il 21 luglio del 2015 hanno ripercorso quella notte da incubo in via Pescara. «Alcuni aggressori sono spuntati da una stradina buia, mentre altri sono scesi da una Panda verde: erano sei o sette», ha detto Francesco G., 23 anni, di Scafa. «Io sono stato colpito al volto più volte e mi hanno spaccato gli occhiali da vista». «Stavamo cantando alcuni stornelli abruzzesi, tra cui cori del Pescara», ha aggiunto Francesco A., pescarese di 29 anni. «Gli aggressori sono arrivati all’improvviso. Un mio amico è stato subito colpito ed è caduto. Qualche secondo dopo anche a me hanno tirato un pugno alla tempia: per coprirmi ho usato il tamburello con cui stavo suonando al campus. A un certo punto ho detto a quei ragazzi: “Ma vi rendete conto che state menando a dei musicisti?”. Uno di loro mi ha intimidito dicendo che dovevo stare zitto». Andrea F., pescarese di 26 anni, ha ricordato: «Ci hanno picchiato senza dire prima neanche una parola. Siamo caduti a terra e ci hanno tirato calci in tutto il corpo. Io ho pensato solo a coprirmi la faccia e la schiena con la chitarra. Ho perso tantissimo sangue dal naso». Giovanni S., 25 anni, porta ancora sul viso i segni del pestaggio: «Dopo quell’episodio, quando sono tornato a Chieti, ho avuto sempre uno stato d’ansia». Sono stati ascoltati anche due ispettori di polizia, uno della Volante e l’altro della Digos, che si sono occupati delle indagini. Prossima udienza il 18 luglio: saranno sentiti gli ultimi testimoni, poi arriverà la sentenza.