Buco del Comune, in 6 anni è aumentato di 11 milioni

20 Giugno 2019

Dai 7,9 del 2013 fino ai 19 odierni: ecco i perché svelati dalla Corte dei conti Le relazioni: notevoli criticità nella gestione di cassa, l’ente è sotto osservazione 

CHIETI. Dura da almeno 6 anni l’emergenza conti del Comune: aumenta anno dopo anno, a partire dal 2013, il buco dell’amministrazione Di Primio, in carica dal 2010. L’anticipazione di cassa, cioè lo scoperto autorizzato dalla banca tesoriere del Comune, è cresciuto dai 7,9 milioni di 6 anni fa fino ai quasi 20 milioni odierni. Una differenza di circa 11 milioni. Come dire 10 grandi opere.
CORTE DEI CONTI. Sono le relazioni della Corte dei conti a dire che, in questo periodo, il debito è salito tra «notevoli criticità» e «reiterati squilibri». E in quegli stessi documenti ufficiali, la magistratura contabile rivela la pericolosità di un ricorso sempre più insistente all’indebitamento con la banca tesoriere, prima la ex Carichieti e ora la Ubi: per la Corte dei conti, la manovra potrebbe nascondere «l’esistenza di disavanzi significativi» che «può essere sintomo di una non sana gestione finanziaria». Invece, secondo il sindaco Umberto Di Primio, scaricato dalla propria maggioranza e dimissionario da lunedì scorso, quei 20 milioni non sono né un buco né un debito né uno scoperto ma rappresentano «una disponibilità». Ma lo stesso sindaco, nella sua lettera di dimissioni, parla di «situazione economico-finanziaria difficile».
ECCO LE CARTE. È dal 2013 che la Corte dei conti esprime «preoccupazione» per le finanze del Comune a causa di «notevoli criticità incontrate dall’ente proprio nella gestione di cassa. Tale carenza di disponibilità ha, conseguentemente, determinato il costante ricorso alle anticipazioni di tesoreria e di liquidità che riverberano il “ripetuto utilizzo”». Il Comune ha fatto ricorso all’anticipazione di liquidità per 7.902.404,92 euro nel 2013 e 8.406.034,23 nel 2014; a metà 2017 l’importo è quasi raddoppiato ed è salito a 14,9 milioni per poi scendere – dopo i richiami della Corte dei conti contenuti in una diffida del 25 settembre 2017 – a 12,7 alla fine di quello stesso anno. Quattro giorni prima delle dimissioni, la giunta ha dato il via libera all’«ulteriore proroga dell’anticipazione di tesoreria nel limite massimo complessivo pari a 19.123.681,18 euro»: è il valore più alto mai toccato.
IL RISCHIO SVELATO. La Corte dei conti, in una relazione del 28 febbraio 2018, spiega: «Il ricorso a tale istituto, pur consentito dalla legge, è sintomo di difficoltà dell’ente nella gestione dei propri incassi e pagamenti. La Corte ricorda nuovamente all’ente che tale istituto ha carattere eccezionale e può essere utilizzato nei casi in cui la gestione del bilancio abbia generato temporanee carenze di cassa, principalmente in conseguenza della mancata sincronizzazione tra flusso delle entrate ed effettuazione dei pagamenti, in rapporto a quelli con scadenze obbligatorie». Ecco perché, secondo i giudici contabili, è un rischio eccedere con il ricorso all’indebitamento con la banca: «Il ripetuto ricorso a tale strumento induce a dubitare che la perdurante sofferenza di liquidità derivi da un mero disallineamento temporale fra incassi e pagamenti e che costituisca, invece, un sintomo di latenti e reiterati squilibri nella gestione di competenza tra le risorse in entrata, che l’ente possa effettivamente realizzare, e le spese che si è impegnato a sostenere. Nei casi più gravi, inoltre, esso potrebbe dissimulare forme di finanziamento a medio/lungo termine e, pertanto, nella sostanza configurare una violazione del disposto dell’articolo 119 della Costituzione».
DIRETTIVE NON RISPETTATE. La Corte dei conti dà ordini al Comune che, finora, non sono stati presi in considerazione: «È necessario che l’amministrazione adotti misure preventive, idonee a ridurre il ricorso ad anticipazioni di tesoreria entro i limiti dettati dai principi di sana gestione finanziaria, anche attraverso una riprogrammazione del bilancio dell’ente, con scelte atte a garantire l’incremento dell’ammontare delle entrate certe e ripetitive e/o la riduzione delle spese correnti». La Corte dei conti, poi, rivela che il Comune è ancora sotto osservazione: «L’ispettorato generale di finanza del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Mef ha avviato, negli anni precedenti, una verifica amministrativo-contabile nei confronti del Comune, in esito alla quale sono emerse diverse criticità rispetto alle quali l’ente non sempre ha fornito risposte esaustive né ha sempre adottato misure utili per la definizione delle irregolarità segnalate».