Bullismo a scuola su una 14enne: due ragazzine a rischio processo

Minacce via Whatsapp e vessazioni in classe: «Ti spacchiamo la faccia e rompiamo le gambe» La madre: «Mia figlia non dorme più e vive nella paura, l’hanno seguita persino dopo le lezioni»
CHIETI. La fragilità dei suoi 14 anni è racchiusa tutta in quei pianti disperati e in quelle notti insonni che hanno spinto la madre ad andare in caserma: «Mia figlia viene bullizzata da due ragazzine, non è più la stessa», ha raccontato la donna ai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti. E adesso le aguzzine, all’epoca dei fatti rispettivamente di 16 e 17 anni, entrambe residenti in provincia di Pescara, rischiano di finire sotto processo per le minacce gridate via Whatsapp e le vessazioni avvenute all’interno e all’esterno di una scuola superiore teatina. Il procuratore per i minorenni dell’Aquila David Mancini, infatti, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per le baby bulle, difese dagli avvocati Corradino Marinelli e Carlotta Bravin.
LA DENUNCIA
La mamma della vittima ha presentato denuncia alla fine di settembre di due anni fa. «A partire dal mese di agosto», ha riferito la donna, che vive nel Pescarese, «ho notato dei cambiamenti in famiglia. Era agitata, nervosa, sempre silenziosa e non riuscivo a comprenderne il motivo. Dopo qualche giorno, mi sono accorta che non dormiva: ciò è successo per almeno tre notti consecutive. Io le chiedevo cosa avesse, ma lei mi rispondeva sempre in maniera evasiva. Dopo quattro giorni senza chiudere occhio, però, è crollata. Alla mia domanda, ha risposto: “Vieni in camera ché te lo dico”, perché si vergognava molto».
IL RACCONTO IN LACRIME
La ragazzina ha vuotato il sacco, riferendo alla madre la raffica di offese e minacce che l’ha ferita nell’anima. «Mi ha confidato», ha proseguito la donna, «che le sue compagne di classe le avevano riferito che due ragazze più grandi avevano messo in giro la voce a scuola che mia figlia era rimasta incinta e che aveva abortito. Lei era molto scossa da questa cosa, diffamante e priva di fondamento».
LE MINACCE
I problemi sono cominciati quando la 14enne ha chiesto un chiarimento attraverso Whatsapp alle due ragazze, di cui una compagna di classe e l’altra amica di quest’ultima. Le bulle, però, hanno reagito male alla richiesta di spiegazioni e hanno cominciato a minacciare la vittima per conoscere l’identità di chi, a loro dire, le aveva “infamate”. «O fai sto nome o m’incazzo come una bestia», gridava una delle imputate in un messaggio audio. «Sennò io faccio un macello, ti vengo a acchiappà, te lo giuro». E ancora: «Mi stai a mette il nervoso... mò le botte mi sa che ce le pigli veramente. Schiuditi ste c... di orecchie». E la 16enne aggiungeva: «Io vengo là e ti spacco le cosse (le gambe, ndr)». La 14enne, brillante studentessa e ragazza educata, ha provato in tutti i modi a placarla. «Vi ho scritto solo per parlare, non per litigare», si legge in uno dei messaggi. «Se non siete state voi, va bene: non serve arrivare alle botte. Non vi ho incolpato: semplicemente, volevo cercare di sapere se foste state voi o meno. E cercare di capire chi ha messo la voce in giro, perché è falsa. Ma non per fare casini: solo per smentire tutto e mettere le cose in chiaro». Non è bastato, però, per fermare le intimidazioni.
OFFESE IN CLASSE
«Adesso che è iniziata la scuola», ha aggiunto la madre, «mia figlia subisce vessazioni continue». In particolare, sempre in base al racconto delle donna, la 17enne è entrata in classe e, «senza dire il soggetto, ma palesemente rivolgendosi a mia figlia, ha urlato: “Fai schifo!”. Lo stesso giorno, sempre la stessa ragazza si è alzata e, davanti a tutti, ha sferrato un colpo al gomito di mia figlia, così forte che ha causato la spostamento del banco, con atteggiamento di sfida e cercando una sua reazione. Cosa che non è avvenuta». Poi, all’uscita di scuola, la 14enne si è trovata davanti anche l’altra bulla. «Hanno seguito mia figlia, che mi stava raggiungendo a piedi: mentre lei saliva velocemente in macchina, una delle ragazze, rivolgendosi verso un’altra compagna di scuola, ha urlato: “Mi sa che qualcuno nella tua classe vuole le mazzate”. Ora mia figlia vive in una costante situazione di paura e ansia».
L’UDIENZA
Il prossimo 13 giugno, davanti al tribunale per i minorenni dell’Aquila, è in programma l’udienza preliminare: il giudice dovrà decidere se mandare sotto processo le due giovanissime imputate, accusate di «concorso in minacce continuate».
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