Bullismo, il minorenne al giudice: «Io con le estorsioni non c’entro»

26 Febbraio 2022

Interrogato solo il più piccolo dei tre arrestati nell’inchiesta sul pestaggio a un ragazzo per avere soldi Il difensore Menicucci chiede la revoca della misura cautelare: il mio assistito non ha aggredito nessuno

LANCIANO. Saltano causa Covid gli interrogatori di garanzia per due dei tre bulli arrestati martedì dalla polizia per botte e minacce a un 16enne. Sante Guarnieri, 25 anni, è risultato positivo al tampone eseguito in carcere a Chieti. Il gip Massimo Canosa ha quindi differito l'interrogatorio a quando dal penitenziario comunicheranno la sua negativizzazione. Rinvio anche per quello di Kevin Guarnieri, in programma oggi. Il 23enne è ai domiciliari e fino a martedì ha vissuto in casa con il fratello. Il giudice lo ha autorizzato ad effettuare un tampone il prima possibile. Il nuovo interrogatorio è stato fissato al prossimo 2 marzo, salvo accertata positività al Covid.
Al momento l'unico ascoltato è il 15enne, nipote degli altri due indagati e ora in comunità. Il ragazzo ha risposto alle domande del gip minorile Roberto Ferrari. «Ha detto al giudice che con le estorsioni non c'entra niente», spiega l'avvocato Vincenzo Menicucci, che assiste anche gli altri due indagati, «e per quanto riguarda le minacce, il minore era presente ma non ha detto nulla, ascoltava quello che dicevano gli altri. Ho quindi chiesto la revoca della misura cautelare e il giudice si è riservato». Il 15enne nega un coinvolgimento diretto nelle condotte estorsive per spillare soldi al 16enne, che dopo mesi di vessazioni ha trovato il coraggio di denunciare tutto alla polizia. Ai tre indagati viene contestato anche il reato di lesioni aggravate, per l'aggressione subita dal 16enne al campo sportivo Di Meco, nel quartiere Santa Rita, che gli sono costate la frattura del naso e lesioni al volto e alla testa. Anche da questa accusa il minore si difende. «Dopo essere stato colpito, il 16enne si era scagliato contro lo zio», riferisce il legale, «così, per evitare che i due venissero di nuovo in contatto, il mio assistito si è messo in mezzo, ma non ricorda di aver colpito alcuno. Tra l'altro è amico del denunciante».
L'indagato in passato era già finito in comunità per l'aggressione a Giuseppe Pio D'Astolfo, mandato in coma dal pugno sferrato da tre minorenni. «Il procedimento è ancora sub iudice, il mio assistito è incensurato», precisa l'avvocato Menicucci. Il principale fautore delle condotte estorsive era Sante Guarnieri. Per il gip le continue richieste di piccole somme di denaro al sedicenne erano una «vera e propria forma di sostentamento e di soddisfacimento dei propri bisogni economici» per il 25enne, che non risulta occupato. È soprattutto contro Sante che il 16enne punterebbe il dito riferendo delle continue richieste di soldi «in prestito». «Sapevo che non me li avrebbe ridati», ha spiegato il minore agli agenti, «ma, poiché lo conoscevo come una persona violenta, allora gli davo i soldi».
Il diverso ruolo emerge anche dalle contestazioni del pm Serena Rossi, come precisa il legale: «Rapina continuata a Sante e tentata rapina al fratello Kevin». A quest'ultimo si era rivolto il ragazzo per provare a bloccare le continue richieste di soldi. «L'incontro al campo Di Meco non è stato casuale», puntualizza ancora Menicucci, «il denunciante, stufo delle continue richieste di soldi in prestito da parte di Sante, chiama al telefono Kevin e gli dà appuntamento per parlargli, affinché dica al fratello di finirla. All'arrivo di Sante, i due vanno allo scontro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA