Bullo perseguita a 13 anni il compagno di scuola e finisce sotto inchiesta

Un ragazzino è accusato di stalking nei confronti di un 14enne Ma sarà prosciolto: non è imputabile a causa della giovane età
CHIETI. Tredici anni, le movenze di un piccolo uomo e già la fama da bullo, Antonio ha fatto perdere il sorriso ad Andrea, uno dei suoi compagni di scuola. Lo ha molestato e deriso, umiliato e offeso, ogni mattina, anche davanti ad altri ragazzini. I nomi sono di fantasia, ma non i gravi episodi avvenuti alle porte di Chieti e finiti al centro di un’inchiesta condotta da David Mancini, il procuratore per i minorenni dell’Aquila. Il procedimento penale si chiuderà con un nulla di fatto, nel senso che l’indagato per stalking ha meno di 14 anni, dunque non è imputabile. Ma la legge prevede comunque che, prima di dichiarare il proscioglimento nel corso dell’udienza preliminare, ci sia l’iscrizione sul registro delle notizie di reato e la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Questa storia di angherie tra i giovanissimi si inserisce in un contesto di denunce crescenti, tant’è che anche i Comuni sono scesi in campo per potenziare sportelli e servizi con l’obiettivo di prevenire un fenomeno che, a sentire gli esperti del settore, rischia di assumere proporzioni allarmanti. Perché, sempre più spesso, aggressioni fisiche e verbali, minacce di morte e bullismo online possono diventare ingredienti esplosivi e rovinare le vite dei ragazzini più deboli, annientandone ogni capacità di reazione.
Nell’ultima vicenda arrivata all’attenzione della procura, le vessazioni – iniziate a marzo – sono state pesanti al punto tale che la vittima, un anno in più del suo aguzzino, ha chiesto ai genitori di accompagnarlo a scuola, perché temeva persino di uscire di casa ed è stata costretta, pur di evitarlo, a modificare il tragitto per raggiungere le aule.
L’accusa parla di atti persecutori messi in atto con «condotte reiterate» e parole usate come clave. In un contesto in cui, se non fumi e non bestemmi, se non hai il fisico atletico e non brilli negli sport, se non dici parolacce ma preferisci usare modi gentili e raffinati, allora sei «frocio e ciccione», come Antonio descriveva Andrea di fronte ad altri giovani. In particolare tutti i giorni, durante il percorso che faceva per andare a lezione, il 14enne trovava ad attenderlo il suo piccolo ma perfido aguzzino, che «lo avvicinava per offenderlo con parole di sfida». E «benché la vittima cercasse di dissuaderlo dal continuare», il baby indagato perseverava con gli insulti, chiamando in causa anche la madre del suo compagno di classe. Andrea è diventato un bersaglio pure per il suo abbigliamento, tant’è che Antonio non perdeva occasione per insultarlo per le scarpe che indossava, aggiungendo le solite offese a sfondo sessuale. E quasi sempre davanti a testimoni, tra i quali un carabiniere che è naturalmente intervenuto in difesa di Andrea.
Dopo un po’, il 14enne ha trovato il coraggio di raccontare tutto e si è aperto con i genitori, che del resto si erano già insospettiti perché il figlio si faceva sempre più taciturno e timoroso, senza un motivo apparente. Poi è partita la denuncia. Perché mai più nessuno faccia perdere il sorriso ad Andrea.
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