Buste paga false per truffare i negozi: nei guai madre e figlio

Con il documento farlocco i due cercano di accedere a un finanziamento e farsi consegnare la merce Prenotano tavoli, sedie, piastrelle e caldaia, ma un’impiegata si accorge del raggiro e lancia l’allarme
CHIETI. Dalla caldaia alla cuccia per il cane, dalla vernice agli scaffali, dalle piastrelle per interni a tavoli e sedie per il giardino. Madre e figlio pescaresi, lei di 61 anni e lui di 37, sono stati bloccati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti mentre cercavano di portare via da un centro commerciale di San Giovanni Teatino – senza pagare un centesimo – seimila euro di materiale e prodotti per la casa. Presentando una busta paga falsa come garanzia, infatti, i due hanno provato ad accedere a un finanziamento per dilazionare l’intera somma. Ma sono stati scoperti e denunciati dagli investigatori del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena: devono rispondere dei reati di falsità in scrittura privata e tentata truffa in concorso. Non è la prima volta che gli indagati finiscono nei guai per episodi analoghi.
Tutto comincia martedì scorso. La donna si presenta nel punto vendita e fa un ricco ordine di merce chiedendo un finanziamento. Quando l’addetta del centro commerciale le comunica l’importo mensile della rata da pagare, la 61enne decide di rinunciare a parte dei prodotti, riducendo l’importo a poco più di duemila euro. Nell’elenco della spesa ci sono articoli per lavori di ristrutturazione, per la casa e per il “fai da te”, compresi rivestimenti per il bagno, stendibiancheria e gel adesivi.
Per completare l’operazione, la cliente presenta una carta d’identità e una busta paga in cui risulta lavorare come magazziniera in un supermercato del Pescarese addirittura da dieci anni. Dopo un po’, la donna si allontana dal negozio perché la richiesta è ancora al vaglio della finanziaria e, per questo, non è possibile consegnare subito la merce. L’appuntamento per ritirare tutto viene fissato a giovedì. Ma qualcosa all’impiegata non torna: la documentazione presentata la insospettisce e decide di girare la segnalazione alle forze dell’ordine.
Così, al momento della consegna, all’interno del centro commerciale ci sono anche i carabinieri in borghese. La donna, puntuale, arriva insieme al figlio. I militari prima osservano dalle retrovie il comportamento dei due; poi, con la busta paga in mano, contattano la sede centrale del supermercato in cui la 61enne sostiene di lavorare. E i sospetti si dimostrano fondati.
La direttrice, infatti, esclude categoricamente che quella donna sia mai stata una sua dipendente: è l’ulteriore conferma che la busta paga è farlocca. Quando gli uomini dell’Arma si qualificano, madre e figlio non accennano neppure una reazione e ammettono di avere precedenti specifici. A quel punto, per entrambi, scatta la denuncia alla procura della Repubblica di Chieti.
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