C’è la nuova legge regionale Norme severe per le sagre

18 Dicembre 2016

Riforma al via da gennaio e al centro del convegno organizzato dalle Pro loco I prodotti del menù inseriti negli elenchi regionali, previsti controlli di Asl e Nas

LANCIANO. Organizzare una sagra o una festa popolare dal primo gennaio non sarà più così facile. La legge regionale 22/2016 pone limiti precisi, detta norme e stabilisce sanzioni. Dell’argomento se n’è parlato nel convegno, “La riforma delle sagre in Abruzzo: il ruolo delle Pro loco”, organizzato a Palazzo degli Studi e promosso dal comitato provinciale Unpli con il supporto di Anci Abruzzo, Anci Giovane Abruzzo e la Scuola Unpli per il patrimonio culturale. Hanno preso la parola Gian Paolo Rosato, coordinatore Anci Giovane Abruzzo, Adele Amore (segretario Upi Abruzzo), Vera Saraullo (Sian Asl Lanciano-Vasto-Chieti), Emiliano Giancristofaro, esperto e studioso del folklore abruzzese, Ermanno Natalini (III commissione consiliare della Regione), Amedeo Cappella (ufficio legislativo Unpli Chieti). Ha moderato Sergio Carafa, presidente Unpli Chieti. L’Abruzzo arriva, in questa materia, alla fine di un percorso che ha visto già legiferare altre Regioni. La legge stabilisce che sagra è una «manifestazione avente come finalità la valorizzazione di un territorio mediante l’utilizzo e la somministrazione di uno o più prodotti o lavorazioni di carattere enogastronomico aventi rappresentatività culturale o identitaria rispetto al territorio stesso; mentre festa popolare è una manifestazione organizzata esclusivamente o prevalentemente per finalità culturali, storiche, politiche, religiose, sportive e di volontariato, con somministrazione temporanea di alimenti e bevande».

Ruolo importante è svolto dai Comuni che entro 90 giorni devono creare un regolamento sulle manifestazioni che si svolgono sui propri territori e assegnare l’attestato di “Sagra tipica” e “Sagra eccellente dell’Abruzzo”. Nelle sagre gli spazi riservati al pubblico, allestiti e destinati ad attività di somministrazione di alimenti e bevande, non possono essere superiori al 70% della superficie complessiva a disposizione dell’area interessata dalla sagra, esclusi i parcheggi; nelle feste popolari gli spazi riservati al pubblico scendono al 30%, sempre esclusi i parcheggi. I giorni di esercizio al massimo possono essere sei. Nelle sagre i prodotti somministrati e indicati nel menù proposto dovranno provenire per almeno il 70% da prodotti inseriti nell’elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali o comunque prodotti classificati e riconosciuti come Dop, Igp, Doc e Docg della Regione Abruzzo o provenienti da agricoltura biologica; prodotti da filiera corta, a chilometro zero e di qualità. Nelle feste popolari, invece devono derivare, per almeno il 40%, da prodotti da filiera corta, a chilometro zero e di qualità. Nelle sagre, in ogni caso, almeno il 60% dei piatti sarà riferito ai prodotti o alle lavorazioni caratterizzanti la sagra stessa. Per ciascuna pietanza e bevanda devono essere indicati il luogo di provenienza e la presenza di eventuali allergeni.

La comunicazione dell’evento (modello Scia) deve essere tassativamente inoltrata alla Asl otto giorni prima dell’inizio, pena un parere negativo allo svolgimento; controlli serrati (perché lo prevede la legge) della Asl e dei Nas saranno applicati alle condizioni igieniche della preparazione degli alimenti, alla presenza dei servizi igienici, bagni per utenti e personale. Il banco di prova sarà il prossimo 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate: gli organizzatori di sagre e feste paesane sono avvisati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA