Caccia ai vandali anarchici Una telecamera li ha ripresi

La Digos stringe il cerchio intorno agli imbrattatori dei muri in centro C’è un elenco di sospettati. Ma in via Porta Napoli spuntano nuovi insulti
CHIETI. Hanno commesso un errore: non si sono accorti della telecamera di un negozio del centro di Chieti. Sono stati ripresi da quella telecamera i vandali anarchici che, nella notte tra giovedì e venerdì, hanno imbrattato il palazzo della Camera di commercio in piazza Vico, la chiesa di San Domenico in corso Marrucino, la villa comunale e il muraglione in mattoni lungo la scalinata di via Salomone. Gli agenti della Digos hanno cominciato a visionare i filmati girati dalle telecamere di sicurezza delle attività commerciali del centro e da quei filmati sarebbe spuntato un gruppo di persone aggirarsi nella zona dei danneggiamenti tra le 2,30 e le 4,30: è lo stesso orario in cui le scritte – «Tanto va lo schiavo all’urne che si sente un cittadino», «Lavorare meno rubare tutto», «Contro i fasci sempre più» – sono state fatte. La Digos, guidata da Coriolano Conte, vuole stringere il cerchio intorno ai vandali al più presto possibile: ci vorrà ancora tempo per l’identificazione ma nel mirino della polizia ci sarebbe già un primo elenco di sospettati.
E le scritte con la firma “a” lasciate sui muri centrali non sono più le uniche: un’altra frase è comparsa, nella notte scorsa, su una cabina dell’Enel in via Porta Napoli, sulla strada che porta alla Civitella. Anche se il messaggio contiene un errore grammaticale – camice invece di camicie –, la matrice sembra la stessa: insulti a movimenti politici e offese alle forze dell’ordine.
Con la scusa della politica, i vandali si sono divertiti a sporcare a un passo da Comune, prefettura e questura: «Non votare mai», questo il messaggio lanciato alla vigilia della chiusura delle liste in vista delle elezioni politiche in programma il prossimo 4 marzo.
Da oltre un mese, i muri della città sono tornati a parlare: la notte prima del corteo di Casapound in centro, sono spuntate le scritte degli antifascisti. Adesso, mentre le elezioni si avvicinano sempre di più e il dibattito politico si accende, sono entrati in azione anche gli anarchici.
E in città la pressione inizia a farsi sentire. Il primo a chiedere di dare un nome, un cognome e un volto ai vandali è stato il sindaco Umberto Di Primio che non ha usato mezzi termini: «Questi soggetti andrebbero presi e gli si dovrebbe far ripulire i muri con la lingua», è la dichiarazione ufficiale, «una vergogna che si ripete». Il sindaco ha lanciato un appello al prefetto Antonio Corona e ai vertici delle forze dell’ordine per fermare i «nemici della città». «Come Comune», ha annunciato Di Primio, «intensificheremo le attività di sicurezza urbana, chiedo al prefetto e agli organi di polizia di stringere le attività di controllo sugli ambienti dai quali provengono questi imbrattatori, nemici della città».
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