Caccia riaperta, i sindaci: serve prudenza

17 Settembre 2018

Appelli da Vasto e Casalanguida. Torna in aula il caso del 58enne di Torrebruna ucciso da una fucilata

VASTO . Riaperta da ieri la caccia, le forze dell’ordine e i sindaci del territorio invitano i cacciatori alla prudenza e al rispetto dell’ambiente e delle norme di sicurezza. «La preoccupazione di riempire il carniere non deve essere la cosa principale a cui il cacciatore deve pensare», dice il sindaco di Vasto, Francesco Menna. «Divertitevi senza fare del male a voi stessi e agli altri».
Nel Vastese purtroppo in passato si sono verificati anche gravi incidenti di caccia con esito letale. Il tribunale discuterà il 19 del tragico incidente avvenuto a Torrebruna quattro anni fa. «Chi esercita l’attività venatoria», sollecita Menna, «non dimentichi di essere una persona rispettosa. La passione va bene, sapendo però che la caccia deve essere uno svago che non distrugge». Prudenza soprattutto per non fare male a se stessi e agli altri viene ribadita anche dagli altri sindaci. «A tutti gli appassionati di questo sport», dice Luca Conti primo cittadino di Casalanguida, «va il mio invito alla massima prudenza dal momento che si trovano a maneggiare armi. Da parte mia l’augurio per una sana stagione venatoria all’insegna del rispetto e del divertimento».
In passato purtroppo non sono mancati incidenti. Dopo domani davanti ai giudici del tribunale di Vasto sfileranno testimoni e periti del tragico incidente di caccia costato la vita a Nicola Costanzo, 58 anni di Torrebruna. Di quella morte è chiamato a rispondere Roberto Meo, il cacciatore cinquantenne di Castelguidone, accusato di omicidio colposo. Dopo aver sentito i testimoni del pm, l’udienza è stata aggiornata al 19 settembre. L’avvocato Giovanni Cerella, legale dell’accusato, insiste sull’accidentalità dell’evento e sulla possibile deviazione del proiettile da parte di un corpo estraneo. Prima di arrivare in giudizio sono state effettuate numerose perizie. Per ricostruire la scena - l’incidente avvenne a Torrebruna - è stato disposto anche un incidente probatorio con l’utilizzo di un manichino. L’autopsia, eseguita dal medico legale Pietro Falco, ha accertato che Costanzo è morto in seguito a un colpo di fucile che ha determinato lo «sfacelo della zona encefalica» del cranio. Il colpo di fucile ha raggiunto Costanzo sul lato sinistro della testa. Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria del proiettile. La moglie e i tre figli di Nicola Costanzo si sono costituiti parte civile. A rappresentarli sono gli avvocati Guido Colella e Alessandro Orlando. (p.c.)