Cade sul tombino spaccato il Comune paga 30mila euro

Pensionata si rompe il femore a causa del marciapiedi pericoloso: un’altra stangata Indennizzati anche 9 pedoni e automobilisti: via libera agli accordi per evitare le cause
CHIETI. Stava camminando insieme al marito lungo via Pescara, di fronte alla chiesa di San Pio X, quando ha poggiato un piede su un tombino ed è finita a terra. Una caduta «rovinosa» che le ha provocato la rottura del femore, un ricovero e un’operazione chirurgica all’ospedale di Chieti e una riabilitazione, lunga e faticosa. A distanza di un anno e mezzo da quell’episodio, arriva una stangata per il Comune: 30mila euro da pagare per evitare una causa e quasi sicuramente una condanna ancora più pesante. Perché quel tombino, così ha detto anche un tecnico di parte, era davvero pericoloso a causa di «un dislivello di circa 3,5 centimetri». Una beffa per il Comune: sarebbe bastata una spesa di poche centinaia di euro per ripristinare il piano intorno al tombino ma nessuno ha eseguito l’ordinaria manutenzione. L’amministrazione con i conti in rosso non esegue le manutenzioni e si ritrova ancora costretta a pagare i danni. Nell’ultimo mese sono già 10 i risarcimenti accordati a pedoni che sono caduti a causa delle crepe sui marciapiedi, ad automobilisti e motociclisti per i danni provocati dalle buche e dagli alberi non potati.
Secondo la ricostruzione della donna di 67 anni rimasta ferita, assistita dall’avvocato Monia Scalera, la caduta sarebbe stata provocata dallo spigolo rialzato del tombino «tanto da creare un considerevole e imprevedibile difetto di complanarità del piano di calpestio». Un’«insidia», secondo l’avvocato, che «non era avvistabile in quanto i rami e le fronde delle piante, sistemate in corrispondenza del muro creavano in quel momento della giornata una zona d’ombra tale da confondere il pozzetto con la residua parte del marciapiedi, considerando peraltro che il coperchio risultava della stessa gradazione cromatica della pavimentazione del marciapiedi». Anche un consulente di parte ha ispezionato il marciapiedi e ha concluso «senza la minima esitazione e incertezza che la caduta era da imputare all’anomalia del manufatto». «La responsabilità», conclude l’avvocato, «è da ascrivere al Comune, proprietario e custode della strada». Di fronte a una causa con una sentenza quasi scontata, il Comune ha raggiunto un accordo: 30mila euro (9.100 a carico dell’amministrazione e altri 20.900 pagati dall’assicurazione) e il caso è chiuso.
Altra stangata porta in via del Tiro a Segno: dopo due gradi di giudizio e due condanne, il Comune ha deciso che andare in Cassazione sarebbe stato inutile e così ha pagato i danni a un’anziana caduta per «il manto stradale dissestato», assistita dall’avvocato Alberto Guidoni: il conto è di oltre 17mila euro, tra risarcimento e spese legali.
Tra gli ultimi indennizzi ci sono, poi, tre casi fotocopia, segno che le strade sono un’emergenza in città: un automobilista con la sua Fiat 500, percorrendo via per Popoli, si è ritrovato «in una buca di grosse dimensioni oltre che profonda, non segnalata né prevedibile» danneggiando le gomme; stesso copione per una Smart in strada San Martino; altra Smart danneggiata per una buca in strada Vallone Fagnano.
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