Cambia scuola per minacce sul telefonino

14 Luglio 2016

Messaggi dei compagni di classe su WathsApp a una 14enne annunciano“botte da orbi”. Il papà: nessuno è stato punito

CHIETI. «Lei è una ragazzina di 14anni, studiosa, educata e molto riservata» ammettono gli insegnanti. Per i compagni di classe, invece, è una «sporca lecchina di m...», «la cocca dei professori», «una raccomandata schifosa». Che deve essere punita in modo esemplare.

Ed è proprio sul come e quando fargliela pagare che si intrecciano decine e decine di messaggi spavaldi e irriverenti scambiati tra i compagni di classe e per settimane attraverso WhatsApp. Messaggi che la vittima prescelta non può vedere direttamente, dal momento che viene cancellata dal gruppo, ma che riesce a scoprire grazie all’unica alleata (sotto copertura) che la mette in guardia. «Botte da orbi» propone uno sull’app telefonica «no.. no..la cosa migliore è isolarla, ignorarla» come se una persona si potesse cancellare dalla vita reale come un messaggio indesiderato ricevuto sul cellulare.

Ma perché tutta questa ostilità, cattiveria verso una ragazzina di 14 anni che non è in grado di fare del male neppure a una mosca?

«Tutto è nato da un messaggio che mia figlia ha diffuso attraverso il telefonino ai compagni di classe» racconta amareggiato il papà della minorenne «io e mia moglie siamo rappresentanti di classe e una professoressa ci aveva avvisati telefonicamente il cambio di una lezione programmata per la mattina seguente pregandoci di far girare la notizia tra gli allievi della sua classe. Mia figlia, su nostra richiesta, ha inviato un messaggio a tutti su WhatsApp e da lì si è scatenato l’inferno contro di lei».

Insulti a raffica attraverso il cellulare, minacce di botte, offese alla sua persona con frasi triviali e irripetibili. Difficili da digerire anche per un adulto.

«Ho comunicato il problema al preside» della prestigiosa scuola media teatina «e lui mi ha promesso che avrebbe parlato con gli altri genitori per mettere fine alla incresciosa situazione. Ha parlato di una lettera di scuse indirizzata a mia figlia che però non è mai arrivata». Mossa che ha inasprito ancor di più gli animi dei compagni di classe della 14enne.

«Oltre ai messaggi offensivi e persecutori ha trovato spesso delle scritte oscene e diffamanti scritte a pennarello sul banco di scuola. Il fatto grave» racconta la mamma della ragazzina «è che i genitori si sono coalizzati con i figli. Solo una mamma ci ha chiamato per farci le sue scuse, ma il figlio ha continuato ugualmente a fare il “bullo”».

Umiliata, perseguitata e diffamata in tutti i modi possibili la 14enne aveva deciso di non andare più a scuola. «Oltre tutto l’avevano completamente isolata» riprende il papà «nessuno le rivolgeva la parola oppure la canzonavano in classe anche in presenza dei professori. E nessuno ha mai preso provvedimenti. Anzi, il preside ci ha fatto capire che era meglio risolvere la questione evitando denunce».

Una situazione insostenibile per la ragazzina che ha iniziato a stare male, a non dormire la notte. Un mese prima dell’esame di licenza media ha subito anche un ricovero in ospedale: reflusso gastroesofageo provocato da un forte stress emotivo. «L’esame di licenza media è andato bene» aggiunge il padre «ha preso 10, il massimo della valutazione. Ma non la lode che, invece, incredibilmente è stata data ad altri alunni: alcuni dei quali autori del comportamento bullista a danno di mia figlia». Oltre al danno la beffa. Ora la piccola sta meglio anche se la sfera emotiva è ancora compromessa dalle pressioni negative ricevute. E per il timore di incontrare gli ex compagni di classe ha deciso di frequentare le superiori in un’altra città. Una storia di “bullismo telematico” che lascia l’amaro in bocca. «E che mette sul banco degli imputati non solo i bulli di turno» sostiene il papà della 14enne «ma anche genitori e preside. Che non hanno mosso un dito per tutelare l’incolumità psicologica di una ragazzina di 14 anni». I genitori della studentessa perseguitata hanno deciso di raccontare questa brutta storia «per evitare che fatti devastanti del genere accadano ancora nei confronti di persone sensibili come nostra figlia». Atti di bullismo inaccettabili nell’ambiente scolastico e che dovrebbero essere stroncati con punizioni severe. Ora ad aspettare dietro l’angolo i “bulli” in questione c’è l’esposto in procura.