Camere di commercio D’Alfonso congela l’unione

13 Settembre 2015

Ruolo chiave di 11 consiglieri teatini che rivelano i conti in rosso del porto turistico di Pescara e convincono il Governatore a dare l’altolà al presidente Di Vincenzo

CHIETI. La fusione delle Camere di commercio di Chieti e Pescara non può essere una partita a poker in cui uno dei due giocatori nasconde le carte sotto il tavolo verde. Lo stop a Roberto Di Vincenzo e Daniele Becci a procedere alla fusione con la velocità di una Ferrari arriva dall'alto. A darlo è il governatore, Luciano D'Alfonso che, l'11 settembre, data che evoca una tragedia epocale, ha emesso il verdetto: la fusione va fatta ma nel segno della trasparenza. Che per ora non c'è. Il presidente della Regione, affiancato dal consigliere Camillo D’Alessandro, ha ricevuto i consiglieri della Camera di commercio di Chieti. Oltre agli undici firmatari della richiesta di sospendere temporaneamente la fusione, ha preso parte all’incontro anche il componente di giunta Mario Di Pardo. Al presidente è stata consegnata una scheda riepilogativa degli argomenti più importanti da Marisa Tiberio (vice presidente vicario dell'ente camerale) e Danilo Cavaliere. D'Alfonso ha chiesto ai componenti della delegazione se avessero intenzione di portare avanti il processo di fusione ed ha trovato il sì di tutti a patto che «per effetto delle anomalie procedurali e contabili del bilancio della società Marina s.r.l. controllata al 100% dalla Camera di commercio di Pescara si rende necessario rispettare le procedure di certificazione degli atti contabili». Il punto chiave è questo: i conti del Porto turistico di Pescara farebbero acqua come uno yacht che va a fondo. Ma la scialuppa di salvataggio non può essere la Camera di commercio di Chieti. Così il presidente della Regione ha sentenziato che «sulla trasparenza non vi può essere nessuna fretta» ed ha assicurato che nella riunione della Conferenza Stato Regioni convocata per il 24 settembre manterrà la linea della certificazione dei bilanci costasse anche sei mesi in più di tempo. Per Di Vincenzo e Becci il pit stop ai box diventa un obbligo nonostante il tentativo di dribblare l'attivazione di procedure di controllo dei bilanci e le fughe in avanti smascherate dai consiglieri “ribelli”, come quando il 30 luglio, su sollecitazione dei due presidenti delle Camere di Commercio, veniva portata in seduta plenaria della Conferenza Stato Regioni la bozza del decreto di accorpamento. La cui approvazione è però stata rimandata. Oppure, dicono i frondisti, «l’inerzia di Di Vincenzo» di fronte alla richiesta di convocazione del Consiglio Camerale per passare ai raggi X i conti pescaresi. Nessun riscontro a questa istanza ma, il 7 settembre, alla vigilia di un'altra data epocale, è partita la diffida formale. Nel frattempo gli 11 dell'Oca selvaggia, tanto per rievocare film bellici, perché di guerra per la fusione si tratta, scoprono che il 4 agosto si è tenuta a Roma una Conferenza Stato-Regione. E il primo settembre una riunione all'assessorato alle Attività Produttive della Regione. Ma la pervicacia degli 11 e del decano camerale Armando Tomeo non si sfalda facilmente. Così il 10 agosto, la Giunta della Camera di Commercio di Chieti ha dato il via all'operazione verità che spalanca il misterioso armadio dei conti in rosso e crediti inesigibili come i 14 posti barca di una delle società di Enzo Angelini che allora valevano un tot ma ora valgono molto di meno.

Nel giorno di San Lorenzo la giunta dà l’incarico di verificare i bilanci della Camera di Commercio di Pescara e delle sue partecipate al Segretario generale di Chieti. E si scopre che: «la Camera di Pescara aveva previsto nel bilancio di previsione 2014 un aumento di capitale sociale per la Società Marina di Pescara di € 1.840.000,00 poi rinviato; i bilanci degli ultimi tre esercizi della Società Marina di Pescara evidenziano perdite crescenti per un importo di € 323.287,00; i crediti della Società Marina di Pescara risultano di notevole entità rispetto ai ricavi e mostrano trend crescenti; la cassa diminuisce sensibilmente del 53% negli anni considerati; nelle note integrative risulta un lodo arbitrale perso da Marina di Pescara nei confronti della Danimar Boat per un importo di € 1.400.000,00 non rilevato in bilancio». Ma è solo la punta dell'iceberg.