Candidati e aspiranti... Tutti alla corte di Salvini

25 Marzo 2016

Le primarie vinte da D’Amico non hanno risolto i problemi di unità della coalizione Fosco e D’Ortona in cerca di spazio. Manifestazione antileghista dei centri sociali

LANCIANO. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini è il nuovo catalizzatore di voti del centrodestra? Parrebbe di sì a giudicare dal successo che ha avuto la cena di autofinanziamento organizzata dai coordinamenti locali del movimento Noi con Salvini. Un plebiscito di prenotazioni, nonostante costasse 50 euro a testa, che è stato bloccato al numero-limite di 420 posti, perché di più non ci si stava nella sala. Assieme a famiglie, tantissimi giovani, che hanno fatto un selfie con l’europarlamentare, e curiosi da fuori Lanciano ma anche da fuori Abruzzo, c’era anche buona parte della politica locale. Se da un lato il movimento leghista in città si è tenuto un po’ in disparte finora dalla scena politica pre-elettorale («Ci si sta ancora guardando attorno», ha detto in conferenza stampa il coordinatore regionale Paolo Arrigoni), lo stesso non si può dire degli altri protagonisti delle amministrative di giugno. Ad applaudire e scattare foto con l’altro Matteo nazionale, arrivato in perfetto orario con tanto di felpa bianca targata Abruzzo, c’era infatti l’Udc al gran completo, compreso il candidato sindaco Errico D’Amico assieme a Paolo Bomba, Roberto Gargarella, Vincenzo Palmerio e ai sostenitori di D’Amico alle prossime amministrative, i consiglieri Marco Di Domenico e Gabriele Di Bucchianico.

Tra i candidati a sindaco alla “corte” di Salvini si è notato anche un entusiasta Nicola Fosco, fresco di rottura (anche se smentita dal suo gruppo di appartenenza, Fratelli d’Italia-An) dalla coalizione dopo le primarie. Con lui c’erano gli amici e alleati politici di sempre: Italo D’Autilio, Nicola Paglione e Fiorello Pantaleo. Presente anche il capogruppo consiliare di Forza Italia, Manlio D’Ortona, ancora indeciso, una volta snobbato dal suo partito, su che strada prendere per le amministrative. Se le primarie hanno incupito gli animi della coalizione e smembrato una già sfilacciata Forza Italia, Matteo Salvini riesce,con una cena, dove non hanno potuto mesi di tavoli, accordi e gli stessi risultati delle recenti consultazioni: riunire in una stessa sala tre competitor cordialmente nemici, D’Amico, Fosco e D’Ortona.

Non si è fatta vedere, invece, Tonia Paolucci, candidata della lista civica di ispirazione di centrodestra “Libertà in azione”, forse per attriti recenti tra il movimento Casapound Lanciano (che sostiene la Paolucci) e quello di Noi con Salvini, oppure per continuare a tenersi ben distante dai partiti. Adesso sarà il coordinamento locale dei salviniani a decidere sul da farsi, se cedere alle lusinghe dei politici di lungo corso o attenersi al diktat dello stesso Matteo Salvini: aperti a tutti, ma con una «selezione all’ingresso». Ovvero largo ai giovani e a persone capaci che si affacciano per la prima volta in politica.

FLASH MOB. Tute da imbianchino e ramazze in mano i ragazzi dei centri sociali Zona 22 e Uallò Uallà si sono resi protagonisti ieri mattina di una singolare forma di protesta: «Lavare simbolicamente piazza Plebiscito dal razzismo, dal populismo, dall’antimeridionalismo e dagli insulti anti islamici di Salvini». Nel comizio della sera prima c’erano state contestazioni e risposte piccate del leader del Carroccio.

CENTROSINISTRA. E intanto il dibattito post primarie si apre anche nel centrosinistra, che ha decretato come candidato sindaco di Pd, Sel-Sinistra italiana e liste civiche, l’attuale primo cittadino Mario Pupillo. Il componente di EcoDem, Tommaso Sarchese, pone l’accento su come coinvolgere ancora i cittadini nelle scelte che li riguardano in modo che lo «strumento della partecipazione non rimanga monco». Come? Sarchese pensa, ad esempio, a referendum consultivi oppure a consulte, consigli comunali aperti, comitati di quartiere. Chiama in causa anche «tipologie moderne di consultazione, come i social network, vista l’importanza che rivestono attualmente nel dibattito e nei commenti sui più disparati argomenti e di cui anche gli amministratori tengono già conto», assieme a petizioni, appelli e altre forme di partecipazione. «A questi strumenti», chiosa l’esponente del Pd, «però occorre crederci, inserirli non solo come punti di programma elettorale, ma come impegni concreti da mettere in praticae regolamentare eletti».

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