Canile lager, una coppia sotto processo

25 Maggio 2023

Il racconto della veterinaria che ha partecipato al blitz: «Scene impressionanti, è stata la giornata peggiore della mia vita»

CHIETI. «È stata la giornata peggiore della mia vita. Quelle scene mi hanno colpita e le ho tuttora davanti agli occhi. Ero sconvolta: i cani erano tenuti in condizioni pessime, tra i loro stessi escrementi, alcuni senz’acqua». Bastano le parole della veterinaria Laura Marchionne, pronunciate in tribunale a Chieti, per capire in che stato si trovava il canile “fuorilegge” di contrada Colombo, a Ortona. Ora per quell’allevamento abusivo, smantellato dai carabinieri forestali che non hanno esitato a definirlo lager, una coppia è sotto processo: Maurizio Cimini, 62 anni, originario di Novara, e Giovina Crognale, 52 anni di Lanciano, sono accusati di «concorso in abbandono di animali e in attività di gestione di rifiuti non autorizzata».
Ieri mattina, davanti al giudice Giulia Colangeli, sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa, rappresentata dal pm d’aula Luisa Bertini. Gli imputati sono finiti nei guai perché, si legge sul capo d’imputazione, «detenevano 22 esemplari di varie razze in condizioni fisiche e igienico sanitarie precarie e incompatibili con la loro natura». Non solo: «Abbandonavano rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi quali imballaggi esausti di sostanze igienizzanti e antiparassitarie, carcasse di animali e deiezioni solide dei cani». La sezione di Ortona della Lega italiana dei diritti degli animali (Lida), alla quale sono stati affidati due cuccioli, si è costituita parte civile con l’avvocato Peppino Polidori e chiede 5mila euro di danni.
«Nell’area esterna, i cani si trovavano in box fatiscenti, probabilmente mai puliti, in spazi molto ridotti rispetto alle dimensioni degli animali», ha ricostruito la veterinaria Marchionne, nominata ausiliario di polizia giudiziaria nel corso del blitz del luglio 2020 dei carabinieri forestali di Lanciano e Ortona e del nucleo Cites di Pescara. «Le ciotole erano bucate o completamente vuote. Una pitbull era legata a una catena molto corta. Una situazione davvero impressionante». Altri cani vivevano in un casolare fatiscente. «Entrare in quella casa è stato ancora peggio. La puzza era allucinante. I cani erano tutti sporchi, costretti a stare in mezzo alle loro stesse feci. Gli esemplari più grandi apparivano denutriti. Le condizioni igieniche erano assolutamente inadeguate per gli animali, figuriamoci per le persone. Una rampa di scale conduceva a un balcone: i cani più piccoli erano al sole e senza ciotole, tant’è che bevevano da alcune pozzanghere. Quei cani non potevano rimanere lì neanche un minuto in più». E infatti sono stati sequestrati dai carabinieri forestali. Il maresciallo Massimiliano Borrelli ha raccontato, di fronte al giudice, che l’indagine è scattata dopo la segnalazione di una «fonte confidenziale degna di fede». Secondo gli investigatori, i cuccioli dell’allevamento venivano venduti online o ad acquirenti disposti a spuntare prezzi concorrenziali. Si tornerà in aula il 21 giugno, quando saranno ascoltati i testimoni della difesa, poi arriverà la sentenza.
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