Cantieri aperti in centro Ma gli operai dove sono?

In via Toppi, dopo 50 giorni di attività, i lavori stentano a riprendere ritmo Nessun segno di vita per la riqualificazione di Palazzo Valignani e via Chiarini
CHIETI. I cantieri sono aperti, ma dove sono finiti gli operai? È il tormentone dell’estate che sta mandando in bestia residenti e commercianti del centro storico. In via Toppi si è partiti di buona lena, ma i lavori, dopo 50 giorni, si sono arenati. Finora ci si deve accontentare di una piccola riqualificazione delle lastre di porfido presenti nel tratto iniziale di via Toppi e il rifacimento di due linee fognarie che servono altrettante palazzine Ater in zona largo Santa Maria. Dove la ditta Soccodato srl, appaltatrice dell’intervento finanziato dal Comune con 400 mila euro di fondi comunitari, ha sistemato lo spazio per attingere il materiale da utilizzare nel cantiere. A rilento, invece, la seconda fase della ristrutturazione dell’antico quartiere Trivigliano che prevede il rifacimento della pavimentazione che fronteggia palazzo Zambra, sede della Soprintendenza. Ma l’assessore ai Lavori pubblici Raffaele Di Felice ha tranquillizzato negozianti e residenti assicurando che la tabella di marcia dei lavori, che dovrebbero finere a ottobre, verrà rispettata.
Qualche centinaio di metri più in là e la situazione si fa ancora più difficile con una via Chiarini, strada che collega piazza San Giustino a corso Marrucino, in totale dissesto.
Le buche non si contano e di notte rappresentano, insieme ai copiosi escrementi dei piccioni, una minaccia per l’incolumità dei pedoni. In conto anche la scarsa illuminazione pubblica. Eppure non vi è neppure l’ombra di una transenna che lasci presagire interventi di riqualificazione. Una quarantina di metri più in su si apre un altro inquietante scenario. Venerdì scorso in tanti hanno sperato che il cantiere, dopo anni di coma profondo, riprendesse vita, ma purtroppo si è trattato solo di un’altra falsa partenza.
Il cantiere ha aperto il cancello, ma solo per qualche ora. Poi tutto torna a dormire tra la delusione dei cittadini. Una riqualificazione fantasma anche quella di palazzo Valignani, alias palazzo d’Achille, ex sede del Comune di Chieti. La dimora principale della famiglia Valignani ristrutturato nel 1517 per le nozze del barone Giulio con Porfida Commeno divenne sede del Municipio dopo l’Unità d’Italia. Negli anni Sessanta venne riportato agli antichi splendori col ripristino degli intonaci originali nascosti dalle verniciature successive. A ferire profondamente Palazzo d’Achille il terribile sisma del 2009 che seminò morte sul territorio aquilano. Da quella data l’edificio venne transennato e gli uffici trasferiti nell’ex Banca d’Italia, in corso Marrucino. L’avvio dei lavori è stato più volte annunciato, ma si è trattato solo di false partenze. Venerdì scorso l’apertura del cancello, ma solo per qualche ora. Il tempo di lasciare intravedere ai passanti lo stato di degrado in cui versa l’ex prestigioso Municipio. Erbacce ovunque, tavole di legno e altro materiale gettati alla rinfusa in terra o accatastati sui muri esterni. Tra i rifiuti anche pezzi di onduline probabilmete realizzate in eternit. Uno sfacelo totale come si può costatare dalla foto scattata venrdì scorso intorno alle 11 che fa il paio con il malandato plateatico di piazza San Giustino deturpato dalle auto in sosta. Intrappolato nel cantiere fantasma tra tubi di acciaio, ragnatele e polvere, anche l’austero busto del barone Valignani che con lo sguardo sembra voler rimproverare i responsabili di cotanta decadenza.

