Capasso cacciato dal Cda prima dell’attacco al dg

10 Dicembre 2015

Una lettera firmata dal rettore Di Ilio e da Del Vecchio lo mette fuori dal consiglio Lo storico docente dell’Ateneo “neutralizzato” a pochi giorni da un voto chiave

CHIETI. Fuori dal Cda alla vigilia di un voto determinante per il futuro dell’Università D’Annunzio. Lo strappo si è consumato ieri mattina, con l’effetto di un pugno sferrato nello stomaco o ancora peggio. Luigi Capasso, uno dei docenti simbolo dell’Ateneo di Chieti-Pescara. a tal punto da essere tra i papabili alla successione del rettore Carmine Di Ilio, ormai in scadenza e non rieleggibile, è stato messo alla porta di punto in bianco. E’ stato cacciato dal consiglio d’amministrazione della D’Annunzio con una lettera articolata e firmata dallo stesso rettore e dal direttore generale Filippo Del Vecchio. Professore ordinario di Antropologia, fondatore e presidente della Società Italiana di Paleopatologia, direttore e, anche in questo caso, fondatore del prestigioso museo universitario di Chieti, nell’ex palazzo del fascio in piazza Trento e Trieste, il docente che ha indagato anche sul mistero della morte del banchiere Calvi e sulla strage di Brescia, è stato “licenziato” dal suo incarico nell’organismo decisionale dell’Università.

Nulla da eccepire, almeno pare, sulle motivazioni che sembrano supportate e indotte dal parere dei revisori dei conti. Capasso, infatti, sarebbe stato escluso dal consiglio d’amministrazione, ruolo ricoperto per diversi lustri, per incompatibilità essendo anche responsabile del museo universitario. E’ un conflitto d’interesse quindi il motivo ufficiale del suo siluramento su cui Capasso non dice nulla. Non conferma, né smentisce. Ma la lettera c’è, e spunta alla vigilia di un Cda che può costare la poltrona al dg Del Vecchio e mettere in minoranza, alquanto imbarazzante, il rettore. Ma andiamo per ordine.

La tempistica di quanto è accaduto improvvisamente ieri mattina apre ben altri scenari legati a veleni e rese dei conti nel mondo accademico teatino. Capasso, infatti, guida (meglio dire guidava) la fronda interna al Cda che, nella scorsa seduta, aveva chiesto la sfiducia del direttore generale Del Vecchio. I motivi di questa sfiducia che sarebbe costata il posto al dg erano e sono legati alla scelta maturata nelle stanze di chi amministra l’Ateneo di affidare il dispendioso lavoro di progettazione per nuovi appalti al Provveditorato delle opere pubbliche quando invece il dipartimento di Architettura lo avrebbe fatto gratis.

Ma a questo primo motivo di frattura si sarebbe aggiunto anche un verbale – stilato diversi mesi fa in occasione di una discussione nel Cda proprio sul tema dell’esternalizzazione dei progetti – definito dai frondisti difforme rispetto alla realtà, cioè a quanto era stata detto in consiglio. Capasso ed altri docenti ed esterni del Cda avevano chiesto chiarimenti al rettore. Ma loro istanza disattesa aveva innescato la mozione di sfiducia presentata all’ultima riunione del consiglio. Dove Di Ilio è stato abile a sparigliare i conti portando, sul filo di lana, dalla sua parte il consigliere Luigi D’Addona, pareggiando 5 a 5 il voto e neutralizzando l’attacco perché il voto del rettore vale per due. Il rinvio a lunedì prossimo della delicatissima mozione anti-Del Vecchio ha dato a quest’ultimo e al rettore tutto il tempo per prendere le contromisure. Non è un caso quindi se da ieri Capasso è fuori da ogni gioco. Non potrà più guidare alcuna fronda. E’ costretto, lo storico docente, a deporre le armi ai piedi dei due vincitori. A meno che la lettera di “licenziamento” dal Cda non diventi un boomerang per chi l’ha inviata.