Capovilla, il cardinale dell’accoglienza

Presentato dalla Curia il libro con le prediche del vescovo emerito di Chieti-Vasto che ha 99 anni
CHIETI. È il secondo ordinario diocesano italiano più anziano vivente, mentre a livello mondiale, tra gli arcivescovi, è il terzo più longevo preceduto da uno statunitense e da un cileno. Loris Francesco Capovilla, nominato cardinale da papa Francesco lo scorso 22 febbraio a 98 anni, non è soltanto un religioso da guinness per la veneranda età che lo accompagna: quando Angelo Roncalli, patriarca di Venezia, lo scelse come segretario, il vicario capitolare, Erminio Machatzek, osservò che quell’incarico sarebbe durato ben poco perché riteneva Capovilla gracile di salute. Oggi il cardinale di anni ne ha ben 99.
No. È stato anche arcivescovo metropolita di Chieti e amministratore perpetuo della diocesi di Vasto (oggi arcidiocesi di Chieti-vasto) ma soprattutto segretario particolare del beato Giovanni XXIII per poco più di un decennio, dal 1953 al 1963. E ieri proprio quella che fu la sua arcidiocesi ha voluto onorarne la figura e il prestigio presentando il suo libro “Predicate il Vangelo ad ogni creatura”. Dopo i saluti del presidente della Camera di commercio, Silvio Di Lorenzo, dell’arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, e l’introduzione di don Emiliano Straccini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del turismo e del tempo libero, sono intervenuti don Michele Giulio Masciarelli, teologo e prefetto degli studi del Pianum; Enrico Galavotti, ricercatore e storico della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna e Beniamino De Nardis, studioso di Csr. All’incontro ha partecipato anche il prefetto, Fulvio Rocco De Marinis.
Nel libro sono presentati i commenti al Vangelo fatti da Capovilla per RadioRai di Venezia dal 1945-46, anche se i suoi interventi via etere sono “racchiusi” in 270 omelie distribuite in un quinquennio di predicazioni alle quali si aggiunsero altre negli anni successivi in un contesto esteso a tutta l’Italia. «Sembra quasi di vedere, già allora», scrive Ivan Bastoni nell’introduzione al libro, «in nuce, la distinzione della Pacem in terris tra l’errore e l’errante, tra peccato e peccatore; denunciare l’errore, condannare il peccato senza incertezza e nonostante tutto mai respingere, anzi ascoltare e accogliere. Una lezione che giunge fino al magistero di papa Francesco, che per tanti aspetti si riallaccia allo spirito giovanneo». (r.o.)
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