Capovilla, l’ultima telefonata del Papa

28 Maggio 2016

La scomparsa dell’ex segretario di Papa Giovanni XXIII, già arcivescovo di Chieti-Vasto. I funerali lunedì a Monte di Sotto

CHIETI. Papa Francesco lo ha salutato l’ultima volta al telefono lunedì della scorsa settimana facendolo felice e rendendolo sorridente. Dopo questa gioia espressa soltanto ai più stretti amici e collaboratori che lo attorniavano nella clinica del Palazzolo a Bergamo, Loris Francesco Capovilla, 100 anni, aveva quasi perso la parola, facendosi capire soltanto con lo sguardo. «Vorrei andarmene in silenzio così come sono venuto», diceva presentando il testamento orale nelle ultime settimane della sua vita, «senza battimani o clamori. La mia bara deposta nella cappella di Camaitino. Una cerimonia riservata agli amici più intimi e fedeli che mi sono stati vicini nel corso di moltissimi anni. La messa celebrata al mattino presto da preti a me familiari, compagni di viaggio di una vita. Dopo la celebrazione il viaggio verso il cimitero di Fontanella dove è sepolto David Maria Turoldo, uno dei gradi poeti che la Chiesa cattolica ha avuto. Nessuna celebrazione pubblica. Se riterranno, potranno poi fare una messa in mio suffragio ma solo dopo che le mie ossa mortali saranno poste nella nuda terra». Del resto ad alcuni ragazzi che lo conobbero a Chieti negli anni Sessanta, durante il suo mandato episcopale, e con i quali è rimasto in stretto contatto fino all’ultimo, aveva scritto di suo pugno di non andare su in occasione del funerale: sarebbe stato contento lo stesso.

Di Loris Capovilla, già segretario personale di Papa Giovanni XXIII, restano innumerevoli ricordi nella sua ex diocesi. «Fu la lettura del “Giornale dell’anima”, quando nel 1977 ero giovane seminarista, a spingermi a scrivere a Capovilla per chiedergli tante sue impressioni su quel testo», racconta don Emiliano Straccini, classe 1978, parroco di Fara San Martino. «Da quel momento», riprende il sacerdote, «è nata la nostra amicizia, prima epistolare e poi proseguita in tanti confronti durante le mie visite, almeno due volte l’anno, nella sua residenza nel Bergamasco. Una paternità spirituale, la sua, che avvertii vicinissima anche nel giorno della mia ordinazione presbiteriale nel 2003». Don Emiliano spiega che monsignor Capovilla nutriva uno smisurato amore per la terra d’Abruzzo di cui ricordava a menadito tanti luoghi da lui visitati nei suoi anni da arcivescovo e la “fede genuina” della nostra gente». E poi l’ammirazione per un nostro sacerdote, don Giuseppe Argentieri, da lui definito come “il don Lorenzo Milani d’Abruzzo” per il suo amore per i diseredati. Il lascito di Capovilla? Quello di avermi insegnato ad avere una coscienza critica e di educare la gente della mia parrocchia a vivere con maggiore senso di responsabilità il “loro essere laici” per la Chiesa. Grazie a lui ho imparato ad amare una Chiesa dagli orizzonti ampi, che accoglie e non rifiuta, non condanna ma tende la mano come quella indicata da papa Francesco».

I funerali di Capovilla si tengono lunedì, alle 10,30, nella Chiesa parrocchiale di Sotto il Monte, quando “l’uomo nato in silenzio, andrà via in silenzio”. Proprio come è stato in vita e come è accaduto per la sua scomparsa.

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