Carichieti, la Fondazione chiede un incontro a Sora

Sfuma subito l’ipotesi del ricorso, il Cda sceglie la linea del dialogo con Bankitalia C’è un piano segreto e locale di salvataggio. Determinante la prossima settimana
CHIETI. La parola d’ordine nelle stanze alte della Fondazione Carichieti è desistenza. Nessuna ipotesi bellicosa, nessun ricorso alla giustizia amministrativa contro Bankitalia che ha decapitato i vertici della Carichieti.
Il Cda della Fondazione di Palazzo de’ Mayo, che detiene l’80 per cento della banca commissariata, ha deciso per la linea dell’assoluto dialogo con il commissario Riccardo Sora. Anche perché non ci sono altre strade da percorrere.
La prossima settimana diventa determinante per capire il futuro della Cassa teatina. Accetterà Sora d’incontrare la Fondazione? Aprirà la porta della sua stanza, all’ottavo piano del quartier generale di Carichieti, in via Colonnetta allo Scalo. Se quella porta resterà chiusa, come lo è rimasta in questi giorni a chi ha bussato per perorare cause, la partita si chiude subito. Il destino della banca commissariata sarà segnato così come lo è stato quello di Tercas e Caripe, targate ormai popolare di Bari e salvate. Se invece si aprirà anche un solo spiraglio, per far entrare nella stanza del commissario l’ipotesi di un piano di salvataggio locale e concreto, che esisterebbe già, la partita può continuare. Tutto dipende da un toc toc a quella porta dell’ottavo piano.
Non ha alternative la Fondazione del presidente, Pasquale Di Frischia, per due ordini di motivi. Il prima è realistico. Dichiarare guerra a Bankitalia non ha mai sortito alcun effetto: l’unico caso in Italia in cui un istituto di credito ha ottenuto dal Tar Lazio l’annullamento di un provvedimento drastico di Palazzo Koch si è rivelato una vittoria Pirro perché, prima ancora che in banca si festeggiasse la vittoria di Davide contro Golia, la scure di Bankitalia era già in azione. Quella banca venne chiusa. Il precedente ha indotto immediatamente a desistere sull’idea, che pure era girata, di rivolgersi alla magistratura amministrativa. Ma c’è anche un altro aspetto sostanziale che spinge la Fondazione alla cautela e al dialogo con il commissario di Bankitalia. Si tratta di un passaggio del rapporto del governatore Visco al ministro dell’Economia Padoan che tira in ballo la Fondazione per un’operazione con Carichieti: un affidamento di 6 milioni di euro per pagare i lavori extra a Palazzo de’ Mayo, costati più del previsto e voluti dall’allora presidente Mario Di Nisio. Bankitalia, nel suo dossier che decapita la Cassa teatina, scrive chiaramente che quell’operazione ha creato un conflitto d’interesse tra Carichieti e Fondazione. Perché quest’ultima si è ritrovata a saldare il suo debito con la banca attingendo dagli utili dati dalla stessa Carichieti. E’ un “neo” che adesso indebolisce molto, anzi rischia di azzerare, ogni tipo di potere contrattuale.
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