Carichieti, per la procura non c’è reato

7 Dicembre 2015

I rapporti ispettivi sulla “mala gestio” consegnati ai pm dagli ex commissari finiscono nel limbo delle “non inchieste”

CHIETI. Carichieti, per la procura “il fatto non costituisce reato”. I magistrati teatini ripongono in una sorta di limbo la debacle dell’ex Cassa di Risparmio. In altre parole per ora non c'è l'inchiesta. Né ci sono indagati sulla presunta mala gestio dell’istituto di credito di via Colonnetta sfociata nel commissariamento e quindi nella liquidazione della banca. Ma non vuol dire che la procura di Chieti abbia sottovalutato il caso Carichieti. Affinché ci sia un’inchiesta su reati che, a quanto pare non procedono d'ufficio, occorrono una denuncia o un esposto. Ma questo finora non è avvenuto. Ci riferiamo alla scelta fatta dagli ex commissari inviati a Chieti da Bankitalia e non alle associazioni di consumatori e agli esporti di queste ultime che fioriranno come funghi. Gli ex commissari, Salvatore Immordino, ora Ad della Nuova Carichieti, e Francesco Bochicchio, si sono invece limitati a portare in procura le relazioni degli ispettori di Bankitalia che documentano la mala gestio. Le relazioni sono state lette da uno dei sostituti del procuratore capo Pietro Mennini che però non ha rilevato reati per i quali è possibile procedere. Codice alla mano, quei verbali ispettivi non sono sufficienti per aprire l'inchiesta. L’ordinamento processuale penale ha espressamente previsto (vedi il decreto ministeriale 30 settembre 1989, sull'approvazione dei registri in materia penale) la creazione di un apposito registro, denominato “modello 45”, ovvero il registro degli atti non costituenti notizia di reato, nel quale raccogliere, appunto, quegli atti che riposano ancora nel “limbo” della non sicura definibilità, ma che prevedono una fase di accertamenti “preliminari”. Più in particolare, si tratta delle cosiddette pseudo notizie di reato. Tuttavia, risulta del tutto certo che, qualora si evidenzi la notizia di reato, il pubblico ministero dovrà procedere a nuova iscrizione in uno degli altri due registri, a seconda che l’indagato sia noto o ignoto. Ma per ora non è accaduto. La procura teatina è in attesa di una querela di parte che non è ancora arrivata. Anche se vale il principio del mai dire mai.(l.c.)