Cas smantellato, via 16 richiedenti asilo

3 Giugno 2019

Lanciano. Dopo tre anni i locali definiti inadatti ad accogliere più di 4 ospiti. Bendotti: «Il problema è soltanto politico»  

LANCIANO. Nel giorno della festa della Repubblica, nel Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Villa Elce che ospita 16 richiedenti asilo, è anche il giorno di una sconfitta dello Stato. C’è l’Italia delle associazioni che fanno da rete, cuscinetto, approdo a chi arriva; c’è quella che Italia non è ancora, ma che aspira ad esserlo e poi c’è lo Stato. Che da un lato garantisce un tetto, vitto e alloggio e attività di integrazione a chi ha bisogno, e dall’altro colpisce con la mannaia della burocrazia. Dopo tre anni il Centro di accoglienza straordinaria che sollevò le proteste dei residenti, che indignò e spaventò alcuni e aprì il cuore di altri, è stato giudicato non più idoneo a causa di locali non adatti ad ospitare un numero superiore a quattro persone. È lo stesso centro che ne ospitò però, dal 2016, fino a 24, ma di questo la burocrazia ormai non tiene più conto. Il centro va chiuso.
In 72 ore i migranti hanno saputo di essere tornati indietro nel tempo e di dover affrontare, per l’ennesima volta, l’ignoto. Chi studia, chi lavora, chi vive ormai del proprio guadagno, chi si è fatto degli amici e chi gioca a calcio nelle squadre locali, se vuole continuare ad essere sotto la protezione dello Stato - tramite le prefetture che gestiscono i Cas - e non essere considerato un clandestino, deve prendere tutte le proprie cose e ridisegnare, da oggi, un’altra pagina per il proprio futuro.
Ieri mattina in tanti tra associazioni e rappresentanti istituzionali, sono andati a manifestare vicinanza ai ragazzi. C’erano l’assessore alle politiche sociali, Dora Bendotti, il capogruppo Pd in consiglio, Angelo Laccisaglia che ha invitato il consigliere regionale Pd Silvio Paolucci e i rappresentanti della scuola Penny Wirton, risultato di una convenzione tra l’associazione Davide Orecchioni e alcuni istituti superiori del territorio, una delle migliori realtà d’Italia e tra quelle che hanno conseguito più risultati coi ragazzi. Perché tra i 16 che da oggi lasciano il Cas (è compito della cooperativa provvedere alla nuova sistemazione dei migranti), molti sono perfettamente integrati a livello linguistico, sociale e lavorativo.
«Quello di oggi», sbotta l’assessore Bendotti, «è un problema politico. È la politica che decide se è finita un’emergenza e se i comuni devono smettere di accogliere. Oggi si è data dimostrazione di incoerenza e di instabilità sociale: si chiude un centro che funziona». «Le storie di questi ragazzi», sottolinea Gianni Orecchioni, preside e volontario alla Penny Wirton, «raccontano integrazione. Non c’è mai stato alcun problema con questi ragazzi che tutti amano e che tutti cercano per fare lavori che non facciamo più». «Chiediamo almeno che non venga rotta questa comunità», fa appello Antonio Carlucci, pediatra e volontario alla Wirton, «che quello che i ragazzi hanno costruito insieme prosegua sullo stesso territorio, e che non vengano divisi». «Accanto alla tragedia di queste moderne deportazioni», riflette Laccisaglia, «c’è anche il dato concreto di cinque persone licenziate tra gli operatori: un dramma nel dramma».
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