Casa di riposo, un testimone per arrivare alla sentenza

Pizzoferrato. Il gip concede il rito abbreviato ma bisogna ascoltare una donna Quattro imputati nell’indagine su Villa Arzilla, ci sono anche sindaco ed ex vice
PIZZOFERRATO. Rito abbreviato condizionato all’ascolto di un test fissato al 12 ottobre e accoglimento della costituzione di 5 parti civili che hanno chiesto un risarcimento danni per oltre 1.250.000 euro. Sono le decisioni prese dal giudice Giovanni Nappi nell’udienza preliminare che vede imputati per la vicenda legata alla costruzione della casa anziani a Pizzoferrato, il sindaco Palmerino Fagnilli, rappresentato dall’avvocato Augusto La Morgia; l’ex vicesindaco Adolfo Di Sciullo; il progettista e direttore dei lavori della casa anziani, l’architetto Vincenzo Bucci e l’ex geometra comunale responsabile del procedimento, Domenico Calabrese difesi dall’avvocato Massimo Biscardi. Tutti rispondono di concussione, il sindaco e il vice anche di tentata concussione e, solo Fagnilli, anche di molestia e disturbo del custode della struttura, Enea Ionel Benone.
Indagini e processo ruotano attorno alla realizzazione della casa anziani Villa Arzilla in un edificio comunale dismesso e i cui lavori sono costati 560.000 euro: 300.000 del Comune e 260.000 della Cosel srl di Castel di Sangro che ne otteneva la gestione per 30 anni. Una villa che ha generato liti sfociate nelle aule dei tribunali tra l’amministrazione che accusa la Cosel, a cui ha rescisso il contratto, di inadempienze, ritardi nei lavori, e la società di Pecorella che con le sue denunce ha fatto partire le indagini che hanno portato all’attuale processo.
Per la Procura i 4 imputati “abusando dei poteri e dei ruoli che avevano, avrebbero costretto Pecorella ad assumere una parente del sindaco nella struttura. Questa sarebbe avvenuta ai primi di ottobre 2017 e di conseguenza la risoluzione del contratto minacciata veniva archiviata da Calabrese il 31 ottobre, dopo che il direttore dei lavori Bucci aveva certificato la “fine” dei lavori l’11 ottobre 2017 anche se non c’erano riscontri tra gli atti e lo stato dell’immobile”.
Contestata la tentata concussione al sindaco e al vice perché “avrebbero cercato di imporre a Pecorella la nomina del vicesindaco come direttore della struttura e l’assunzione di 6 persone da loro indicate”. Fagnilli avrebbe inoltre anche minacciato tra febbraio e maggio 2018 Benone, custode della struttura.
Accuse che i legali degli imputati dicono di essere pronti a smontare nel processo che sarà, come da loro chiesto e ottenuto, con il rito abbreviato condizionato all’ascolto di un teste, una donna intercettata ma mai sentita durante le indagini. Per le presunte minacce di Fagnilli a Benone, chiesta l’oblazione. Parti civili sono Cosel, Pecorella e Benone rappresentati dai legali Aldo e Gaetana Di Ianni; Codacons, rappresentata dall’avvocato Vittorio Ruggieri e l’associazione il “Popolo della Valle del sole”. Il 12 ottobre è prevista la sentenza che può essere di assoluzione o di condanna, e in questo caso, ci sarebbe lo sconto di un terzo della pena per il rito.
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